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7 Novembre 2023

Affitti lunghi, Confedilizia: Imu più bassa e sfratti veloci, no ad aumento cedolare

di red

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Se il Governo vuole veramente favorire gli affitti lunghi deve eliminare o ridurre l’Imu e accelerare i processi di sfratto, non certo adottare delle norme fiscali punitive. Lo ha detto il presidente confederale, Giorgio Spaziani Testa, davanti alle Commissioni Bilancio di Senato e Camera in un’audizione che ha avuto per oggetto il disegno di legge di Bilancio 2024.

Spaziani Testa è tornato sulla spinosa questione della cedolare secca sui redditi derivanti da locazioni brevi, argomento su cui il numero uno di Confedilizia sta facendo sentire la sua voce da qualche settimana. Il presidente ha ribadito la contrarietà dell’Associazione che rappresenta nei confronti di tale misura, “contrarietà che permarrebbe anche – ha ribadito – qualora la norma approvata in Consiglio dei ministri fosse, come preannunciato, modificata nel senso di escludere l’incremento di tassazione in caso di locazione breve di un solo appartamento”.

Secondo Confedilizia, “se l’intento del Governo è quello di favorire le locazioni di lunga durata, la strada da seguire non è quella delle norme fiscali punitive bensì quella degli incentivi e delle tutele”.

Quanto agli incentivi, la Confederazione ha proposto l’azzeramento dell’Imu – o, in subordine, il suo dimezzamento – in caso di locazione degli immobili abitativi attraverso i contratti cosiddetti concordati, a canone calmierato (l’onere sarebbe di circa 250 milioni di euro nella prima ipotesi e di circa 80 nella seconda) e un chiarimento legislativo circa l’applicabilità in tutta Italia della cedolare secca al 10 per cento per gli stessi contratti.

Per quanto concerne, invece, le tutele, Confedilizia suggerisce di accelerare gli sfratti attraverso l’affidamento delle esecuzioni anche a soggetti diversi dagli ufficiali giudiziari.

Un’ulteriore critica è stata sollevata sulla disposizione che prevede la tassazione delle plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di immobili sui quali siano stati realizzati interventi agevolati dal superbonus. A tal riguardo, la Confederazione ha proposto:

-di escludere gli edifici in condominio, per i quali l’intento speculativo dei singoli condòmini (essendo rimessa ogni decisione sui lavori comuni all’assemblea) non è, all’evidenza, rinvenibile;

-di far sorgere il presupposto d’imposta solo per le cessioni relative ad immobili acquistati successivamente alla data di entrata in vigore della normativa sul superbonus, per evitare che la norma si applichi anche ai casi di beni acquistati decenni addietro, e quindi in palese assenza di intenti speculativi.

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