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SOLE24ORE/ Immobili, corrono hotel e logistica. Ma Milano non è l’Italia

di G.I. 24 Gennaio 2020

I dati del 2019 «sono positivi per commercial real estate, è stato un anno record con oltre 12 miliardi di investimenti. Sono andate bene tutte le asset class, tranne, forse, i centri commerciali». Lo ha detto Silvia Rovere, presidente di Assoimmobiliare, durante il RE ITALY Winter Forum, edizione invernale del convegno sull’immobiliare organizzato da Monitorimmobiliare e Monitorisparmio in Borsa a Milano, ricordando l’ottima performance di logistica, hotel e accoglienza che «hanno avuto un exploit, è un trend strutturale che registra interesse da parte degli investitori».

 

La ripartenza degli hotel e il primato di Milano

 

La ripartenza degli hotel «è un segnale positivo per l’asset class e per il Paese, perché è segno di un processo di professionalizzazione fondamentale, anche in termini di aumento della competitività», ha aggiunto Rovere. In questo contesto, Milano e la Lombardia, che viaggiano a un passo diverso e più rapido rispetto all’Italia, da sole non possono trainare il Paese e portarlo al livello del resto d’Europa: «L’Italia – ha detto ancora Rovere – ha un problema strutturale di crescita e il resto del Paese non è la Lombardia. Quindi ci dobbiamo chiedere se Milano e la Lombardia, che viaggiano a un passo diverso, possano trainare da sole il Paese al livello degli altri Paesi e la risposta non è così scontata. Anche il resto del Paese deve contribuire a chiudere il gap con il resto d’Europa». Per fare questo, ha concluso il presidente di Assoimmobiliare, «dobbiamo recuperare Roma, dove si comincia a vedere una minima ripresa dell’interesse e della convinzione che possa rappresentare un’opportunità. Ci deve essere una visione coerente da parte dell’amministrazione, con cui stiamo discutendo».

 

«Milano è uno slogan interessante e si può guardare alla città come modello per alcuni aspetti. Ma poi bisogna porre attenzione anche a tutto il resto, all’immobiliare nel suo complesso, residenziale e non – ha ammonito Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia –. La situazione generale dell’immobiliare «è positiva, ma lo è meno sul fronte abitativo. Le compravendite sono in rialzo, ma i prezzi rappresentano un’anomalia rispetto al resto d'Europa e segnano il passo. Un tema a cui deve prestare attenzione anche la politica. Non solo con incentivi e aiuti. Per esempio andrebbero resi stabili gli incentivi per il miglioramento della sicurezza degli immobili e quelli su efficienza e risparmio energetico».

 

Sironi (Borsa Italiana) : «Troppi fondi chiusi»

 

L’immobiliare è «un settore importante e strategico per l’Italia», incide per circa il 19% del Pil del Paese e Borsa Italiana, che ne «riconosce l’importanza», intende fare la propria parte per sostenere gli operatori del comparto, ha affermato Andrea Sironi, presidente di Borsa Italiana.
«Tre quarti degli investimenti – ha proseguito Sironi – viaggiano su fondi immobiliari di tipo chiuso. Devo ammettere che il settore immobiliare è stato finora poco rappresentato nei mercati di Borsa italiana» e rappresenta circa l’1,5% della capitalizzazione dei mercati di Borsa Italiana, ma «riconosciamo l’importanza del settore e stiamo facendo sforzi per mettere a disposizione strumenti per la raccolta di capitale su mercato primario e, successivamente, con aumenti di capitale», ha detto ancora Sironi, citando, per esempio, la nuova modalità di negoziazione legata al Nav lanciata di recente.

 

Lo sforzo di Borsa Italiana proseguirà anche nel 2020, con il lancio di nuovi strumenti per la raccolta di fondi per investimenti sul mercato immobiliare. «Il progetto di Borsa – ha concluso il presaidente – è in linea con gli altri mercati, dove il potenziale elevato di questi strumenti è già riconosciuto. Vogliamo impegnarci per sostenere gli operatori del settore, a beneficio dell'intero Paese».

 

Report Nomisma sugli hotel

 

Nel I semestre del 2019, in Italia, sono stati investiti circa 2 miliardi di euro nel settore alberghiero. Il mercato è in crescita e il dato è rilevante, specie se si considera che il Paese, con 33mila alberghi e 1,1 milioni di camere, possiede il più grande portafoglio ricettivo in Europa, seguito da Germania e Spagna, ed è in terza posizione a livello mondiale.
È quanto emerge dal report presentato – sempre nel corso del Re Italy Winter Forum – da Nomisma. «Anche la seconda parte dell'anno è andata bene. Il 2019 si è chiuso con investimenti per circa 3,3 miliardi, pari al 27% del volume complessivo e per il 2020 è attesa una conferma", ha detto l'amministratore delegato di Nomisma, Luca Dondi, sottolineando che «il settore alberghiero è una asset class diventata ormai stabilmente un riferimento per gli investitori, che hanno cominciato un processo di diversificazione, rispetto ai settori tradizionali, come uffici e centri commerciali».

 

Il documento mostra che oltre la metà degli investimenti alberghieri in Italia proviene dall’estero (di questi un quarto è di origine extraeuropea). Circa la metà è concentrata su Roma, seguita a distanza da Milano, Venezia e Firenze. Dal report emerge, inoltre, che gli investitori guardano con interesse al segmento del lusso e l’interesse degli operatori internazionali è concentrato nelle grandi città capoluogo alla ricerca dei cosiddetti “trophy asset”.
 

Il patrimonio della Pa

 

Il Governo – ha sottolineato, in un messaggio inviato in apertura dello stesso evento, la ministra della Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone – «piena consapevolezza dell’importanza strategica dell’immobiliare , un comparto determinante nella vita economica del Paese. Il patrimonio immobiliare delle sole pubbliche amministrazioni italiani ammonta a una cifra che oscilla tra i 460 e i 480 miliardi di euro, la ricchezza immobiliare privata italiana tocca invece i 6mila miliardi. Stiamo parlando di asset che, certamente, non sempre sono utilizzati al meglio, che vanno manutenuti e valorizzati».

 

Dadone ha, inoltre, sottolineato che il Governo sta lavorando a semplificazioni in materia di riqualificazione energetica degli edifici pubblici: «Lo sforzo – ha spiegato – che è stato fatto per riattivare gli investimenti degli enti locali in tema di sostenibilità e riqualificazione immobiliare e urbana è notevole. Ricordiamo in tal senso i 2,5 miliardi stanziati per i prossimi cinque anni con la cosiddetta “norma Fraccaro”. Una cifra che fa seguito a una precedente erogazione pari a 900 milioni di euro». In questo contesto, le pubbliche amministrazioni devono accompagnare l’attività privata, non ostacolarla: «Ecco perché _ ha concluso la ministra – stiamo spingendo sul pedale della digitalizzazione, a partire dalla formazione del personale, e su semplificazioni che siano reali e non meramente di facciata, a partire da materie come trasparenza e anticorruzione».

 

 

 

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