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12 Maggio 2026
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Energy&Strategy della POLIMI School of Management ha presentato l'Energy Efficiency & Green Building Report 2026. Nel 2025 in Italia sono stati investiti tra 53 e 62 miliardi di euro in efficienza energetica; con il Superbonus in chiusura di ciclo, la dinamica è ora trainata dal terziario.
Il sistema di incentivi resta articolato, ma l'efficacia è indebolita da aggiornamenti, rimodulazioni, complessità procedurali e limiti amministrativi. In un quadro normativo stabile il mercato potrebbe raggiungere nel 2030 90-105 miliardi di euro (+11% medio annuo), in linea con i target europei; proseguendo all'attuale ritmo si fermerebbe a 64-75 miliardi, livello insufficiente.
Nel confronto con il 2024, crescono il terziario (da 24-28 a 25-29 miliardi di euro) e l'industria (da 2,3-2,7 a 2,5-3,2 miliardi), sostenuta dal Piano Transizione 5.0 in un quadro regolatorio ancora incompleto. Diminuiscono il residenziale (da 33-36 a 24-27 miliardi) e, lievemente, la pubblica amministrazione (da 2,3-3,3 a 2-2,8 miliardi), che concentra gli interventi su edifici nZEB.
L'Italia è al quinto posto in Europa per efficienza energetica, con un Energy Intensity Index inferiore del 16% alla media UE e consumi pro capite residenziali e industriali più bassi del 10% e del 13%. Tra il 2015 e il 2024, però, la riduzione dell'intensità energetica è stata più lenta e l'indice Odyssee-Mure colloca il Paese al diciottesimo posto su 27, anche per l'instabilità regolatoria.
"Le crisi energetiche degli ultimi anni hanno reso più evidente ciò che era noto: l'efficienza energetica non è una misura emergenziale, ma una politica industriale, immobiliare e ambientale di lungo periodo da affrontare con coerenza, semplicità e continuità - commenta Federico Frattini, vicedirettore di Energy&Strategy e responsabile del Rapporto. In Italia non mancano domanda, competenze e tecnologie, ma la prevedibilità del quadro entro cui le risorse, a partire dagli incentivi, vengono attivate. Conto Termico 3.0, Transizione 5.0 e Iperammortamento 2026 sono misure rilevanti, ma faticano a tradursi in meccanismi semplici e tempestivi".
Le variazioni in corso d'opera, i portali sospesi e i fondi rimodulati hanno aumentato l'incertezza, incidendo sulla capacità degli operatori di pianificare investimenti di medio periodo. L'esperienza dei certificati bianchi, pur oggi meno centrale e con limiti, mostra quanto la stabilità e la familiarità con le regole incidano sull'utilizzo degli strumenti.
"Parlare di green building oggi significa ridefinire il concetto di valore immobiliare - aggiunge Frattini: la prestazione dei nuovi edifici sarà valutata non solo in base ai consumi, ma anche all'impatto generato per essere costruiti, gestiti e dismessi, misurando il potenziale di riscaldamento globale lungo l'intero ciclo di vita. Entrano in gioco qualità dei materiali, emissioni incorporate, comfort e circolarità. In questo quadro, la direttiva EPBD IV è il riferimento regolatorio di maggiore rilievo. È un cambio di paradigma che coinvolge progettisti, produttori, imprese, gestori e investitori e richiede competenze da consolidare su scala industriale".
Secondo la rilevazione 2024 di Energy&Strategy, un terzo delle imprese associate ad Assoesco genera oltre l'80% dei ricavi dalla transizione energetica industriale. Molte aziende implementano interventi in autonomia e i contratti EPC sono ancora poco diffusi; per questo è stato approfondito il rapporto tra ESCo e industria con un sondaggio su un campione con fatturato previsto 2025 di circa 1,2 miliardi di euro, oltre l'80% legato all'industria.
La fase di realizzazione è l'unica in crescita nel 2025 rispetto al 2024 e vale il 20-25% dei ricavi. Tra le tecnologie più diffuse, il fotovoltaico rappresenta oltre il 40% degli interventi, seguito dalla cogenerazione (13%). Pompe di calore, illuminazione e interventi sui processi sono ciascuno all'8-9%. La forma contrattuale più richiesta è l'EPC con rischio in capo al fornitore (circa due interventi su cinque), applicata soprattutto al fotovoltaico; per le altre tecnologie prevale il servizio chiavi in mano (oltre il 30%).
Per i prossimi cinque anni le ESCo prevedono crescita nei servizi di realizzazione, seguiti da consulenza e progettazione. Continueranno a prevalere le formule chiavi in mano ed EPC, con possibile rafforzamento del project financing. Dal punto di vista tecnologico, oltre al fotovoltaico si attende maggiore diffusione di software per la gestione dell'energia, sistemi di monitoraggio e automazione, insieme a interventi su illuminazione e climatizzazione.
Un questionario agli operatori industriali, su un campione con fatturato cumulato 2025 pari a circa 65 miliardi di euro, indica l'esigenza di partner capaci di trasformare analisi e progettazione in risultati operativi, rafforzando il ruolo delle ESCo come soggetti anche esecutivi. Gli interventi attesi combinano tecnologie tradizionali con soluzioni su processi, monitoraggio e analisi dei dati; talvolta le ESCo sono percepite come poco specializzate su temi industriali rispetto ai fornitori abituali.
Gli interventi più diffusi riguardano impianti HVAC (28,1%, pari a 3,3 milioni di euro) e fotovoltaico (25,5%, circa 3 milioni), seguiti da illuminazione (10,5%), pompe di calore di processo, interventi sui processi produttivi - che assorbono la quota principale, circa 10 milioni di euro - e sistemi di refrigerazione, con impatti diretti e immediati.
L'efficientamento degli edifici commerciali e pubblici è una leva per competitività, sostenibilità e sicurezza energetica. Per portare in classe A gli immobili commerciali oggi in classe F e G (75% vendita al dettaglio, 15% ristorazione, 10% grande distribuzione) servirebbero oltre 17 miliardi di euro, con un risparmio annuo di circa 1 Mtep di energia primaria, quasi 2 miliardi di euro in bolletta e oltre 3 milioni di tonnellate di CO2.
Per gli edifici pubblici l'analisi si concentra su scuole e ospedali (60% del totale). Per portare in classe A gli ospedali oggi tra D e G occorrono oltre 580 milioni di euro, con un risparmio annuo di circa 80 ktep (oltre 110 milioni di euro in meno in bolletta) e una riduzione di oltre 400 mila tonnellate di CO2. Nel parco scolastico, più ampio e con condizioni iniziali peggiori, il 57% degli istituti ha già realizzato qualche intervento, mentre il 27% non ne ha effettuati: per questi ultimi, agendo su involucro, illuminazione e riscaldamento con investimenti tra 6 e 7,5 miliardi di euro si otterrebbe un risparmio annuo tra 850 milioni e 1,1 miliardi.
La direttiva EPBD IV, non ancora recepita, orienta dalla sola efficienza alla decarbonizzazione dell'intero ciclo di vita del costruito. Il parco residenziale, la quota più estesa e critica del patrimonio italiano, al ritmo attuale raggiungerebbe gli obiettivi 2030 e 2035 con circa 30 anni di ritardo. Servono investimenti certi, filiere robuste e strumenti normativi, tecnici e finanziari coerenti.
Occorre un approccio integrato lungo la filiera, dalla progettazione alla scelta dei materiali, dalla costruzione alla gestione operativa fino al fine vita e al recupero delle risorse. Sono strategici la riduzione dell'intensità carbonica dei materiali, l'off-site construction, la building automation, pratiche di urban mining e strumenti digitali come BIM e digital twin.
Un'analisi su 30 startup italiane fondate dal 2020 e attive lungo la catena del valore del costruito evidenzia una concentrazione in progettazione e soluzioni per la fase d'uso degli edifici; quasi la metà è nata tra il 2024 e il 2025. Sui dati economici 2024 disponibili per la metà del campione emergono dimensioni contenute (fatturato medio circa 200.000 euro), redditività eterogenea (6 su 12 in perdita, le altre con utile tra 1.000 e 100.000 euro) e un solo brevetto registrato. Il vantaggio competitivo si fonda su modelli di business, servizi e capacità di integrare soluzioni esistenti.
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