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Savona attacca Draghi: Bce impreparata alla crisi

di G.I. 20 Agosto 2019

Non vorrebbe essere diretto, la prende alla larga e dice che le regole non permettono molto di più, ma alla fine la critica di Paolo Savona alla Bce e a Draghi è chiara: gli interventi contro la crisi sono arrivati troppo tardi, quando centinaia di imprese italiane erano già saltate. E sulla politica il presidente della Consob, già ministro del governo M5S-Lega, è ancora più sincero: ci hanno provato, poi le ragioni sociali dell'unione non hanno tenuto e ora servirebbero anche leader con programmi nuovi.

 

Ed è una critica a tutto tondo a Bce e Unione europea quella che arriva dal palco del meeting di Rimini dal presidente della Consob:"Quando è scoppiata la crisi internazionale l'Europa era impreparata, la Bce era impreparata. Draghi ha fatto il Quantitative easing solo nel 2012, quattro anni dopo" l'inizio della crisi "quando molte imprese italiane erano già saltate", ha affermato il numero uno di Consob. "Questa è la mia critica, non sono contro l'Europa ma" le istituzioni "non sono state dotate degli strumenti giusti", ha spiegato Savona. Per l'ex ministro delle politiche comunitarie, "serve una banca centrale che ha il potere di intervenire sulla speculazione ma non nel modo in cui ha fatto Draghi". La Bce, ha spiegato, "interviene sul debito pubblico italiano che ne ha bisogno, perchè è oggetto di speculazione, ma poi interviene anche su quello tedesco che non ne ha bisogno", così "gli interventi della banca centrale calmierano ma non risolvono". -

 

"Nella nuova legge di bilancio l'Italia dovrebbe fare un preambolo", consentendo lo sforamento di alcuni parametri europei che permetta al Paese di "campare" con un "patto credibile" . In particolare, ha detto Savona se "la Bce sarà aggressiva e l'Italia si impegna a rivedere integralmente la sua struttura di bilancio". Con la crisi "si sono salvate solo le imprese che sono riuscite a stare sui mercati internazionali. l'Italia non è un problema per il resto del mondo ma una risorsa", ha aggiunto.

 

Nel giorno del tramonto del Governo nel quale è stato ministro proprio per i rapporti con l'Europa, Savona spiega che "Lega e Cinque stelle hanno provato a unire le due parti del Paese, come spesso si è tentato in Italia: quella che chiede assistenza e quella che più produce. Ma poi le due parti hanno iniziato a dividersi: il sistema si è spaccato su questi elementi". Ora, anche pensando alla prossima legge di Stabilità, "bisogna riprogrammare integralmente il bilancio dello Stato".

 

Secondo il presidente della Commissione di controllo della Borsa e dei mercati finanziari, è possibile anche derogare dai vincoli europei, ma sancendo un "patto credibile" con la nuova Commissione europea e, sul piano interno, passando "da un contratto di governo a un contratto sociale".

 

Un'Italia nella quale l'Istat vede rischi di stagnazione, anche se la partita economica "resta aperta".

 

"Ci sono segnali - spiega il presidente dell'istituto di statistica Gian Carlo Blangiardo, anche lui al Meeting di Rimini - che arrivano dalla produzione industriale piuttosto che dal Pil, che vanno nella direzione di una stagnazione. Ce ne sono altri, legati per esempio all'export e ancor più all'occupazione, almeno in termini quantitativi che, seppur non esaltanti, sono quanto meno positivi". Ma è la partita demografica quella più problematica. "Abbiamo visto dal 2015 che la popolazione diminuisce: sono sei anni che abbiamo il record di natalità più bassa di sempre nella storia d'Italia", conclude Blangiardo. 

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