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Padoan insiste sulla bad bank per i crediti deteriorati

Non è applicabile il modello spagnolo

di E.B. 5 Maggio 2015

Per uscire davvero dalla crisi economico-finanziaria l’Italia deve trovare una soluzione per i propri Non performing loans (Npls), perché questi indeboliscono la capacità di fare credito delle banche italiane.

 

Questa necessità è stata sottolineata dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan durante un’audizione alla commissione finanze del Senato.

 

Il ministro ha infatti affermato che: “La presenza di crediti deteriorati viene interpretata dalle istituzioni internazionali, quali l’Ocse, come un elemento fondamentale da affrontare per poter completare l’uscita dell’economia dalla fase di crisi finanziaria.

 

Non potremo dire di essere del tutto fuori da questa situazione – ha aggiunto – finché non avremo risolto questo problema e il Governo sta operando in tal senso, in un contesto in cui i vincoli sono diventati più acuti che in passato”.

 

Tornando sulla possibilità di una bad bank – che già emergeva dal discorso del premier Renzi a Palazzo Mezzanotte di ieri – per risolvere il problema dei crediti in sofferenza, Padoan si trova d’accordo con la realizzazione di questa operazione sulla quale il Governo sta lavorando a stretto contatto con la Banca D’Italia e in dialogo continuo con Bruxelles ma nega la possibilità di attuare questa ipotesi secondo il modello spagnolo, come del resto aveva già affermato il presidente della Consob, Giuseppe Vegas.

 

Una bad bank di questo tipo infatti, per l’Italia non sarebbe possibile per due ragioni: “La prima è che una soluzione sistemica sul modello spagnolo non è richiesta per il sistema italiano – ha dichiarato il ministro – e poi non sarebbe applicabile perché dal 2013 la disciplina degli aiuti di Stato è molto più restrittiva e rappresenta uno degli ostacoli, se non il principale, per misure bad bank”.

 

Padoan ha quindi riferito che il Governo sta lavorando al momento su due binari. Il primo riguarda l’attuazione di un mercato in cui gli operatori acquistino i crediti deteriorati, cercando di capire però quale sia il prezzo di mercato adeguato per queste tipologie e su questo aspetto è necessario un minimo intervento statale in termini di garanzia. Il secondo è relativo invece all’adozione di misure per accelerare le procedure fallimentari, che il Governo vorrebbe adottare e proporre al Parlamento per l’approvazione.

 

Ma è il primo punto a creare difficoltà nella realizzazione della bad bank italiana, sulla quale lo stesso ministro riconosce la necessità di fare presto. Padoan in merito ha infatti affermato: “La questione è tutta tecnica, il Governo italiano sta spiegando a Bruxelles che le operazioni da fare relative ai crediti in sofferenza delle banche riguardano la macroeconomia e la crescita e non gli aiuti di Stato. I commissari comprendono bene che in un sistema basato sul credito come è quello italiano questa è la questione fondamentale. Purtroppo di fronte a un atteggiamento politico positivo, quello tecnico della Commissione risulta invece negativo”.

 

A conclusione del suo discorso il ministro dell’Economia ha comunque ribadito un certo ottimismo per il raggiungimento di una soluzione, anche grazie alla possibilità di una maggiore disponibilità degli operatori e soprattutto al miglioramento delle prospettive economiche che potrebbero rendere più facile per l’economia italiana liberarsi dai crediti incagliati.

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