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2 Ottobre 2023

Il crollo dell’immobiliare cinese e il rischio di una crisi finanziaria globale

di red

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I problemi del mattone cinese creano preoccupazione anche le nostre latitudini, per il timore che possano scatenare una nuova crisi finanziaria globale, con tutto ciò che ne deriverebbe per il business degli studi legali d’affari, che proprio nell’immobiliare e nei capital markets hanno due delle practice tradizionalmente più importanti.

Il parallelismo che tanti analisti fanno è con la crisi dei mutui subprime del 2008, che dagli Stati Uniti scatenò effetti in tutto il mondo.

“La Cina è nel bel mezzo di un’esplosione immobiliare, con i principali costruttori in bilico e le vendite di case a livelli che non si vedevano nel 2015. Significa che è in atto una crisi finanziaria?”, si chiede il Financial Times in un editoriale appena pubblicato.

La risposta è articolata, ma si può sintetizzare così: non necessariamente, dato che il mercato immobiliare cinese, pur rappresentando circa un quarto dell’attività economica cinese, è oggetto di un certo controllo da parte delle autorità di Pechino.

Detto questo, l’impatto sul sistema bancario del Dragone sarà inevitabile e questo porterà a cascata a una restrizione del credito a famiglie e imprese.

La buona notizia, spiega il giornale della City, è che, con l’eccezione dell’acciaio, le industrie pesanti al centro dell’ultima grande crisi del debito e dell’edilizia abitativa in Cina nel 2015 – metalli, carbone, cemento e prodotti chimici – sono in condizioni migliori rispetto all’ultima volta.

La cattiva notizia è che un altro settore fortemente indebitato che ha avuto problemi nel 2015, ovvero le amministrazioni locali, questa volta potrebbe effettivamente trovarsi in condizioni peggiori.

Quanto queste tensioni arriveranno fino a noi è difficile stimarlo, ma verosimilmente assisteremo a un ulteriore rallentamento della congiuntura globale, con ricadute dirette anche sul fatturato dei professionisti.

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