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I dati su inflazione e crescita salariale a inizio febbraio hanno risvegliato le paure degli investitori azionari: la correzione, di quasi 10 punti dai massimi, è legata al timore che la FED debba alzare i tassi d’interesse più rapidamente per rispondere alle pressioni inflazionistiche. La correzione è stata accelerata da fattori tecnici (strategie corte sulla volatilità), seguita da una stabilizzazione tipica dei mercati durante queste fasi: tuttavia la volatilità è ricomparsa a febbraio, con l’indice S&P500 che ha avuto escursioni superiori al punto percentuale per 12 sessioni, contro le sole 8 di tutto il 2017. I mercati nel corso del mese hanno ritrovato nuovamente la calma, con indici USA (Nasdaq in testa) in grado di riassorbire la quasi totalità della discesa (2/3) mentre gli indici Europei sono rimasti più fiacchi. Il dato di inizio marzo sull’inflazione salariale ha contribuito a riportare la calma: l’economia USA continua a crescere a ritmi molto sostenuti e lo scenario «goldilocks» (buona crescita economica con inflazione contenuta) è tornato in auge.
Rimaniamo strategicamente negativi sulla componente obbligazionaria dei portafogli. Le valutazioni azionarie sono state riportate su valori più accettabili: il rapporto P/E sugli utili a 12 mesi per l’indice S&P500 è passato da 18.5 a 17 (livello di novembre 2016 al momento della vittoria di Trump) mentre per l’Europa ci attestiamo su un rapporto pari a 13.5 (stesso livello del primo trimestre 2015 quando Draghi ha iniziato il QE). Crediamo che tale correzione rappresenti un’opportunità di acquisto e non la fine del bull market che ha segnato gli ultimi anni. Tuttavia, pensiamo che questo episodio possa rappresentare un elemento di rottura rispetto al recente passato: ci aspettiamo infatti che il ritorno di un regime di volatilità in linea con quella storica possa introdurre opportunità tattiche. Indicatori utili da tenere sotto osservazione nel corso delle prossime sessioni sono i futures VIX e i tassi sul decennale USA (attenzione alla soglia del 3%), laddove una normalizzazione della volatilità potrebbe creare il segnale per far riprendere quota ai mercati. Da inizio anno l’azionario europeo ha accumulato un differenziale di performance significativo (+4% S&P500 contro -2% Eurostoxx50): nonostante il risultato delle elezioni italiane non sia stato positivo (forte difficoltà ad identificare una possibile coalizione di governo nel breve), la reazione è stata molto composta. Oltreoceano, i dazi doganali su alluminio e acciaio sembrano attribuibili a scelta di politica interna di Trump: le conseguenze sembrano contenute a meno che non vi sia escalation su Nafta (trattato libero commercio USA, Canada, Messico) o questioni di proprietà intellettuale con Cina.
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