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31 Agosto 2018

Intermonte Sim: Spread e Btp, reazione eccessiva?

di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte SIM

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Spread e Btp: L’esito e la reazione dei mercati successivi alle aste italiane di ieri sono stati particolarmente emblematici. A fronte del fortissimo incremento del bid to cover sul nuovo Btp a 5 anni. Più modesto è risultato l’esito sulla riapertura del comparto a 10 anni, malgrado vi fosse al scadenza di circa 9,5Mld€ di cedole. Il risultato nel complesso non è sembrato così negativo come la reazione dei mercati ha poi fatto emergere. Si è trattato probabilmente più di una carenza  di spessore di mercato in assenza di corposi compratori piuttosto che di vendite marcate. Gli indizi in tal senso sono i seguenti , raffrontati soprattutto con quella che fu la reazione dei mercati ad esempio a fine maggio:

I volumi sul Btp future sono arrivati a circa 200.000 lotti a fronte di volumi scambiati sul future Btp short (per scadenza) pari a poco più della metà. A fine maggio i volumi dei due contratti future erano invece molto simili, ed addirittura il 25 maggio il future short scambiò più del long.

Ieri lo spread  btp 2-10 anni si è ridotto di circa 8 pb (da 193 a 185). A fine maggio la riduzione dello spread fu fortissimo.

queste considerazioni portano ad ipotizzare che la reazione di eri sui Btp possa essere stata eccessiva. Nel mese di settembre è attesa la riunione Bce il 13 settembre e la presentazione della nota di aggiornamento di Tria che potrebbe arrivare prima della data limite del 27 settembre. Draghi potrebbe essere particolarmente morbido, alla luce anche del rallentamento dell’inflazione euro ad agosto (da 2,1% a 2%). Inoltre le prossime due aste a m/l sono collocate proprio in corrispondenza di queste due date chiave ossia 13 e 27 settembre. In altri termini il mese di settembre potrebbe far emergere ricoperture in attesa di verificare sia le parole di Draghi sia il contenuto del DEF aggiornato

Dazi: la minaccia di ulteriori 200Mld$ di dazi su merci cinesi. È di fatto già scontata dal livello di 6,90 circa dello yuan che la Cina ha già fatto intendere di non voler far forare al rialzo. Uno yuan non in fase di indebolimento potrebbe contribuire a segnali di maggiore tranquillità sui mercati dopo le tensioni emerse dopo la dichiarazione di minaccia di Trump ad agosto. Da considerare inoltre che l’implementazione dei 200Mld$ di dazi potrebbe essere effettuate non tutta insieme ma a tappe.

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