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Trump alla fine ha optato per la partenza di ulteriori dazi su 200 Mld di beni importati dalla Cina con aliquota al 10% dal prossimo lunedì. L’aliquota passerà al 25% da gennaio se non ci saranno evoluzioni sul fronte dei negoziati. Trump minaccia inoltre l’estensione dei dazi ad altri 267Mld di dollari di beni nel caso in cui la Cina dovesse adottare misure ritorsive.
La risposta della Cina non si è fatta attendere:
Da lunedì 24 settembre la Cina farà partire dazi su ulteriori 60 Mld di dollari di beni con aliquote dal 5 al 10%,con partenza un minuto dopo quella dei dazi Usa.
La Cina ha anche dichiarato da un lato di essere pronta al dialogo, dall’altro che se gli Usa alzeranno l’aliquota dei dazi (da 10 al 25%), vi sarà un’ulteriore risposta.
In estrema sintesi le conclusioni che si possono trarre dalla guerra commerciale Usa-Cina sono le seguenti:
Yuan: alquanto invariato, segno ulteriore che il livello attuale di 6,85 è già adeguato anche per l’ipotesi di dazi Usa su 200Mld di dollari al 25%. Pertanto, non vi dovrebbe essere un’ulteriore svalutazione dello yuan.
Tassi: in rialzo i tassi Usa e quelli tedeschi, a causa del timore dell’impatto inflattivo dei dazi.
Spread: il tutto a benefico dello spread che pertanto è atteso proseguire la sua riduzione fino ad area 200pb.
Auto Europa: l’inasprirsi della guerra commerciale Usa Cina, rende più verosimile che Trump possa puntare ad una chiusura della disputa con l’Europa con cui sono già iniziati i negoziati. In altri termini, Trump potrebbe puntare ad una campagna elettorale in cui il “nemico” unico da combattere e su cui far confluire gli alleati sarebbe la Cina. Non a caso forse le parole prima citate del segretario al commercio Usa Ross: EU and, Japan have joined U.S. in WTO consultation process, this has "brought us closer to these major allies".
Euro-dollaro: nel brevissimo la guerra commerciale Usa-Cina sta portando ad un deprezzamento del dollaro, in vista del fatto che le tensioni commerciali potrebbero erodere la crescita Usa/mondiale, portando ad un atteggiamento più morbido della Fed in tema di rialzo tassi. L’area 1,1750/1,18 risulta cruciale. Al momento, superato il botta e risposta Usa-Cina, l’attenzione si sposta sulla Fed del 26 settembre, ed in particolare sul discorso di Powell. Toni ancora forti sul tema crescita potrebbero rinvigorire le aspettative di altri 100pb di rialzo entro fine 2019 e di conseguenza nel breve il dollaro potrebbe ritornare temporaneamente in area 1,13/1,14.
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