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Il primo turno delle elezioni francesi è alle porte (il 23 aprile) e potrebbe aprire un periodo di turbolenza sui mercati che durerà almeno fino al 7 maggio (data del secondo turno), se non oltre. Secondo gli ultimi sondaggi, Marine Le Pen, la candidata sovranista del Front National, si trova in vantaggio (24%), seguita dal candidato indipendente di centro Macron (23%), il gollista Fillon al 19% e Mélanchon al 18%. Il socialista Hammon si trova all’ultimo posto tra i grandi candidati con consensi in netto calo.
Le elezioni francesi sono in questo momento considerate il maggiore fattore di rischio per l’andamento mercati. La netta prevalenza di candidati critici nei confronti dell’Unione Europea getta un’ombra sulla stabilità dell’Ue e della sua moneta. La Francia, rispetto alla gran Bretagna, è un membro fondatore dell’Unione e dell’Euro.
Un quadro frammentato
Come in tutte le nazioni Europee, anche in Francia il quadro politico si è frammentato negli ultimi anni. I partiti tradizionali che, tra alti e bassi, hanno dominato la scena nella storia recente, sono in forte crisi. In Francia, anche grazie al sistema elettorale a due turni, i candidati outsider hanno sempre avuto una possibilità, ma mai come ora il risultato delle elezioni è stato così incerto.
In una campagna dominata dai toni anti-establishment, proclami populisti e scandali grandi e piccoli, i rappresentanti dei due partiti tradizionali non hanno dimostrato di avere le carte per convincere il popolo francese. Fillon, che era considerato un candidato forte, ha visto la sua popolarità calare dopo l’accusa di aver assunto la moglie, pagandola con soldi pubblici, per lavori che non avrebbe mai fatto.
In questo contesto Le Pen e il candidato indipendente Macron si sono portati in testa (almeno stando i sondaggi) ma il navigato portabandiera della sinistra Mélanchon sta guadagnando terreno, confermando la tendenza avvenuta anche negli Usa e nel Regno Unito che vede esponenti della “vecchia sinistra” conquistare il voto dei giovani, facendo leva su temi come le ineguaglianze e la lotta all’austerity. Nel suo programma sono incluse misure come la riduzione dell’orario di lavoro a 32 ore, l’aumento del salario minimo e una tassa del 100% sui grandi stipendi.
Con così tanti candidati, la soglia per andare al secondo turno si abbassa e tutto può davvero accadere. Immaginate uno scenario (non impossibile) in cui Mélanchon e Le Pen si sfideranno al secondo turno. La corsa sarà tra due candidati apertamente in critica con la permanenza della Francia nell’Ue così come la conosciamo oggi. Le Pen vuole proporre un referendum per portare la Francia fuori dall’Ue, considerando questa soluzione come l’unica possibile per proteggere il Paese dall’immigrazione e recuperare la sovranità economica. Il candidato della sinistra è più positivo verso il progetto europeo in generale, anche se critico nei confronti della sua attuale conformazione: proporrebbe riforme stringenti come condizione per rimanere.
Il rischio Frexit
Al di là delle valutazioni politiche che, in qualsiasi modo la si pensi, richiamano a questioni che prima o poi dovranno essere affrontato – con i mezzi della politica e con lo scopo di rappresentare con giudizio il variegato orizzonte degli interessi che sta mettendo sotto stress la democrazia moderna – per evitare che ogni futura elezione diventi un elemento di rischio o instabilità.
Il rischio, come ormai è usuale, si misura con la crescita dello spread sui bond governativi. Investitori e operatori stanno cominciando a vendere quelli francesi per passare a quelli tedeschi e il differenziale di rendimento ha raggiunto il suo massimo in quattro anni. Potrebbe trattarsi di una tendenza momentanea, che raggiungerà il suo culmine man mano che ci avviciniamo alle elezioni. Molti elettori stanno abbandonando il candidato socialista rivolgendosi a Mélanchon e gli indicatori di rischio fotografano questo fenomeno.
Anche in questo caso la diversificazione è la chiave: avere la possibilità di andare a letto tranquilli, sapendo che il proprio portafoglio è costruito in modo da non soffrire il mal di mare se sballottato dalle onde del rischio politico europeo è una garanzia fondamentale per chi vuole investire per raggiungere i propri obiettivi di medio-lungo termine.
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