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Secondo i dati diffusi da Assifact, il mercato mondiale nel 2016 ha raggiunto un volume pari a 2.376 miliardi di euro, con una crescita dello 0,35%, mentre quello europeo ha raggiunto un volume di 1.593 miliardi, facendo registrare un incremento del 2,3%.
L’Italia si impone come il quinto mercato globale dopo Regno Unito, Cina, Francia e Germania, incidendo per l’8,78% sul mercato globale e per il 13,1% sull’Europa. Il mercato del factoring, al 31 maggio, è arrivato a quota 81 miliardi di euro, con un incremento del 16,2% rispetto allo stesso periodo del 2016. Segno positivo anche per il monte dei crediti in essere, a +4,61%, e per gli impieghi, a +6,38%. La previsione di chiusura del 2017 è di +7,79%.
L’analisi dei dati rilevati da Assifact per il primo trimestre 2017 vede a livello di ripartizione territoriale la Lombardia e il Lazio confermarsi come le regioni nelle quali si concentra circa la metà del mercato italiano: rappresentano il 54,94% dei crediti in essere se si considerano i creditori che hanno ceduto i propri crediti e il 47,48% rispetto ai debitori i cui debiti sono stati ceduti. Segue il Piemonte con il 12,28% rispetto ai cedenti e il 7,38% rispetto ai debitori ceduti.
In Italia la Pubblica Amministrazione pesa per quasi un quarto sul totale dei debiti ceduti dalle imprese alle società di factoring. La quota di debiti della Pubblica Amministrazione scaduti è pari al 37%, e di questi il 60% risulta scaduto da oltre un anno.
Secondo l’ultimo rapporto di Intrum Iustitia, le imprese italiane pagano a 52 giorni contro 37 della media europea, la Pubblica Amministrazione a 95 giorni quando la media europea è 41.
I ritardi dei pagamenti in Italia si traducono in uno svantaggio per gli operatori e in una penalizzazione per le imprese produttive. Secondo le norme europee di vigilanza prudenziale, oltre i 90 giorni dalla scadenza un credito diventa automaticamente “deteriorato”, andando ad incidere sui requisiti di capitale imposti al sistema creditizio. Gli operatori dei Paesi con i ritardi più elevati si trovano quindi ad avere maggiori costi di capitale rispetto ai concorrenti dei Paesi virtuosi.
Assifact ha elaborato una proposta di modifica all’articolo che definisce il default del debitore: si potrebbero escludere i debiti commerciali dalla regola dei 90 giorni oppure, in alternativa, consentire di calcolare i 90 giorni non a partire dalla data di scadenza facciale della fattura ma dalla data di pagamento attesa, in questo modo si potrebbero liberare circa 2,25 miliardi di maggiore finanziamenti alle imprese italiane.
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