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14 Aprile 2026
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Che si vada verso una dismissione totale o che si pianifichi una fusione con un’altra partecipata di Roma Capitale, ad esempio l’Agenzia per la Mobilità, una cosa è certa: Roma Metropolitane è un’azienda che, per come è stata concepita e per quelle che sono le sue attuali competenze, non ha ragione di essere. Un cittadino non può non farsi venire più di qualche dubbio quando si trova di fronte a una società pubblica che, pur vantando una struttura manageriale e tecnica assai articolata e una denominazione piuttosto esplicita su ciò che dovrebbe essere chiamata a fare, non realizza le infrastrutture del trasporto e nemmeno le gestisce.
A proposito della realizzazione delle linee B1 e C della Metro di Roma, Roma Metropolitane si è limitata a ricoprire il ruolo di stazione appaltante, andandosi di fatto a sovrapporre al Dipartimento Mobilità e Trasporti del Comune. Tra l’altro non si può certo dire che abbia svolto egregiamente la funzione di controllo nei confronti delle ditte che hanno materialmente eseguito i lavori: tempistiche non rispettate, costi abbondantemente lievitati, varianti di progetto in serie, eccessivo ricorso ai subappalti. Sul fronte della gestione del servizio, poi, tutto è demandato all’Atac.
Al di là delle questioni politiche e della opportunità di trovare una soluzione per quei lavoratori che non ricoprono incarichi apicali, c’è indubbiamente la necessità di uno sbocco che sciolga una volta per tutte l’equivoco in cui si è finiti: così com’è, Roma Metropolitane è una società priva di senso. Parlare di razionalizzazione delle aziende partecipate equivale a una semplice dichiarazione di principio se non si mette mano nemmeno a quelle realtà in cui le distorsioni sono oltremodo evidenti.
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