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15 Gennaio 2026
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Le associazioni AMA, ASSOMEA, ASSOPROFESSIONAL e FIMAA lanciano un allarme: la proposta della Commissione Finanze della Camera di escludere la segnalazione remunerata dall'attività di intermediazione del credito rischia di alterare l'equilibrio del mercato ed esporre i consumatori a nuovi pericoli.
Secondo le quattro associazioni, l'ipotesi di consentire a chiunque di segnalare clienti a banche e intermediari a titolo oneroso, senza alcuna vigilanza o requisito professionale, rappresenta un ritorno al passato, quando il settore era popolato da segnalatori occasionali privi di controlli e responsabilità.
"Significherebbe aprire la porta a figure non qualificate, aumentare i rischi di pressioni indebite e far proliferare costi occulti, con gravi danni soprattutto per le famiglie più fragili", spiegano.
Il nodo più critico riguarda la trasparenza. Se la segnalazione remunerata venisse sottratta alle regole dell'intermediazione, i compensi pagati ai segnalatori non rientrerebbero nel TAEG, rendendo impossibile per il consumatore conoscere il costo reale del finanziamento. Un passo indietro che, avvertono, "potrebbe spalancare la strada a importi fuori controllo, fino al rischio di sconfinare oltre la soglia dell'usura".
Oggi il sistema si regge su professionisti iscritti e vigilati, soggetti a formazione annuale obbligatoria, trasparenza delle condizioni e regole molto stringenti. "Indebolire questo presidio significherebbe compromettere la sicurezza del mercato e la fiducia dei cittadini", sottolineano AMA, ASSOMEA, ASSOPROFESSIONAL e FIMAA.
Le associazioni chiedono quindi che il governo mantenga un quadro regolatorio chiaro, trasparente e fondato sulla vigilanza, evitando derive che riporterebbero il settore a una stagione superata e dannosa. "Serve modernizzare il mercato, non smantellarlo. La tutela dei consumatori non si sacrifica".
Il mondo della mediazione creditizia esprime inoltre preoccupazione per un parere arrivato in modo del tutto inatteso, soprattutto dopo che per lunghi mesi il MEF, attraverso una consultazione pubblica, ha recepito le osservazioni di tutti gli stakeholder del settore.
Una scelta che, ad oggi, non trova una motivazione chiara e che appare in contrasto con l'obiettivo di rafforzare la trasparenza e la protezione dei consumatori.
"Non si comprendono le ragioni di questa inversione di rotta, che rischia di andare proprio a discapito della chiarezza verso i cittadini e della credibilità dell'intero sistema", concludono AMA, ASSOMEA, ASSOPROFESSIONAL e FIMAA.
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