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Per contrastare gli effetti del coronavirus sull'economia "bisogna immaginare un piano massivo e straordinario che si snodi su sei grandi assi, di cui i primi tre assumono carattere di urgenza e immediatezza". E' quanto si legge nel documento di Confindustria "Assi portanti di azione e reazione all'arretramento dell'economia".
La prima richiesta degli industriali è il "rilancio degli investimenti pubblici e delle infrastrutture, come primo motore della crescita economica": in particolare, occorre "dotarsi di un piano straordinario triennale, che parta dall'avvio di tutti i cantieri e punti a realizzare tutte le opere programmate, anche attraverso l'introduzione di apposite misure di carattere organizzativo, tra cui la nomina di commissari straordinari e la costituzione di task force multidisciplinari di esperti, che supportino 'in loco' le amministrazioni nell'accelerazione delle procedure".
Questo piano triennale, prosegue Confindustria, "deve inserirsi in un altrettanto ambizioso piano di rilancio a livello europeo, con una connotazione transnazionale delle opere da realizzare e una massiccia dote finanziaria (a partire da 3.000 miliardi di euro), resa possibile dall'emissione di eurobond a 30 anni garantiti anche dalle infrastrutture oggetto del piano. Considerato il deterioramento delle prospettive macroeconomiche a livello europeo, l'istituzione e l'emissione di eurobond rappresenta ormai una priorità non rinviabile".
Il terzo asse illustrato nel documento riguarda le "misure volte a garantire liquiditàò alle imprese, precondizione essenziale per aiutare le imprese in questa fase di transizione e criticità economica. Come noto, il credito bancario in Italia rimane selettivo se non modesto, in particolare per le pmi, e il mercato dei capitali è ancora troppo poco sviluppato. Servono dunque azioni mirate, che dovrebbero svilupparsi in almeno tre direzioni: potenziamento delle attività del Fondo di garanzia per le pmi; possibilità per le imprese in difficoltà di richiedere una procedura speciale che consenta loro di dilazionare, in un maggior lasso temporale (10 anni) rispetto a quello vigente, il pagamento dei debiti tributari; possibilità per le imprese di surrogare gli attuali mutui o contratti di leasing con nuove linee di credito garantite da immobili aziendali e con una prospettiva di rientro trentennale; iniziative volte a favorire l'investimento dei fondi pensione in capitale e debito di pmi e mid cap e in infrastrutture".
Gli industriali sottolineano poi la necessità di avviare "un nuovo e vasto programma di semplificazioni, su base triennale, per liberare, attrarre e fidelizzare investimenti" e di mettere in campo "incentivi all'occupazione giovanile che rafforzino, rispetto a quelli attualmente previsti, la probabilità per i giovani di "imparare lavorando" e poi stabilizzarsi in azienda. Infine, Confindustria chiede di attuare "un piano di azioni volte ad attrarre, stimolare e rilanciare gli investimenti privati, italiani ed esteri (InvestItalia), che includa misure di carattere fiscale, societario e finanziario".
Un'azione di rilancio degli investimenti, viene precisato, che "non può prescindere da alcune misure dedicate specificamente al Mezzogiorno, a maggior ragione dopo la recente presentazione del Piano Sud 2030".
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