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27 Aprile 2026

Coldiretti contro il falso food Made in Italy. E contro i prosciutti con carne straniera del presidente di Confindustria Orsini

di Maurizio Cannone

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Diecimila associati della Coldiretti guidata da Ettore Prandini si sono schierati al valico del Brennero dove, denunciano "ogni giorno arrivano migliaia di tonnellate di prodotti alimentari dall'estero, che vengono poi lavorati in Italia e per questo etichettati come made in Italy. È il principio dell’ultima trasformazione sostanziale, secondo cui il Paese dove avviene l’ultima lavorazione diventa quello di origine. Ad esempio dei carciofi sott’olio possono essere venduti come italiani, anche se provengono dall’Egitto, solo perché confezionati nel nostro Paese. Cosce di suino arrivate dall'Olanda, dopo la salatura in Italia diventano prosciutti nostrani".

La questione diventa ancora più spinosa quando cominciamo a diffondersi i servizi dei vari telegiornali dal Brennero.

Telegiornale Sky tg24, ore 18,00. Il servizio mostra un camion pieno di cosce di maiale provenienti dal nord Europa destinato all’area di Modena dove saranno salati, lavorati e messi in vendita. 

Un attimo. Prosciutti provenienti dal nord Europa destinati a Modena già suona sacrilego ma pensando a chi lavora in quell’area la cosa si fa pesante.

Tra le decine di aziende che operano in quel territorio, tra Modena e Parma ha sede la Tino Prosciutti. Che è di proprietà del presidente di Confindustria Emanuele Orsini. Parte della sua produzione è ottenuta con le cosce di maiale provenienti dalla Polonia. Alla luce della protesta di oggi diventa un fatto imbarazzante.

Coldiretti ha voluta attaccare Confindustria oppure è solo una causalità?

Difficile dirlo, certo è che l’agroalimentare italiano è messo in seria difficoltà dagli operatori che scelgono per motivi economici prodotti stranieri per integrare la produzione. 

Diventa un modo di pensare: l’alimentare inteso come un prodotto qualsiasi e il Made in Italy diventa solo un marchio commerciale.

Qualcuno ricorderà nei mesi scorsi l’ipotesi del ministro Urso per aggirare i dazi dell’amministrazione Trump: produrre la bresaola italiana negli Usa. 
Come fosse un prodotto qualsiasi.

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