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29 Aprile 2026
- “In Lombardia si costruiscono case e si prevede ancora di costruirne per una domanda che non c'è.
Con un eccesso di edilizia libera contro una offerta di edilizia sociale e convenzionata insufficiente”.
Questo emerge da una indagine sull'offerta e il fabbisogno d'abitazioni realizzata dal Dipartimento di Architettura e pianificazione del Politecnico di Milano, per conto della Cisl e del Sicet regionali.
La ricerca, in questa prima fase, ha preso in considerazione cinque province: Bergamo, Brescia, Como, Milano e Pavia, analizzando la situazione nei comuni capoluogo e nel resto del territorio, sia per quanto riguarda la situazione pregressa al 2008, sia per quella prevista dal 2009 al 2018. relativamente a edilizia sociale, convenzionata e libera.
“Esiste un fabbisogno forte e crescente di edilizia sociale da destinare all'affitto, che ha la sua punta nella città di Milano, che da sola genera un fabbisogno irrisolto di edilizia sociale al 2018 di 223.575 vani e che per le cinque province prese nel loro insieme è di ben 767.450 vani - si legge nell'indagine -.
Questo, già detratta l'esigua offerta di 54.824 vani di edilizia sociale prevista tra il 2009 e il 2018.
Di contro, si ha un eccesso di edilizia libera di 490.930 vani, risultato di un'offerta di ben 750.394 vani rispetto ad una domanda che, al 2018, si ferma a 259.463”.
Deficitaria anche l'offerta di edilizia convenzionata, che è stimata dai ricercatori del Politecnico in 348.983 vani contro un'offerta di 132.961, mancandone quindi 209.303.
Lo studio evidenzia una storica marginalità dell'intervento pubblico nell'edilizia del nostro paese, stimato attorno al 4,5% del totale.
Cifra che raggiunge il 34,6% nei Paesi Bassi, il 21% in Svezia, il 20% in Danimarca, il 17% in Francia, il 14,3% in Austria, l'8% in Irlanda, il 7% nel Belgio e il 6,5% in Germania. "Il 4,5% - ha sottolineato nella sua esposizione Antonello Boatti, professore al Politecnico - è assolutamente insufficiente a soddisfare il fabbisogno di edilizia sociale e convenzionata, considerato il livello degli affitti, soprattutto nelle grandi concentrazioni urbane.
Il fatto poi che progressivamente si provveda a smantellare i quartieri di edilizia popolare, privatizzandoli, accentua la forbice esistente".
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