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24 Ottobre 2023

Bolla immobiliare e minaccia di deflazione in Cina, gli effetti in Europa

di Marta Bonati, Country Manager di Ebury Italia

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Negli ultimi mesi, l'economia cinese ha catturato l'attenzione dei mercati globali, a causa di dati economici deboli e di crescenti incertezze riguardo al settore immobiliare, che da solo rappresenta circa il 30% del Pil cinese, sollevando interrogativi e criticità che potrebbero influenzare sia la Cina che l'Europa, e il valore delle relative valute.

I dati economici seguenti la fine della politica "zero-Covid" della Cina hanno deluso le aspettative di mercato: nel secondo trimestre, il Pil è cresciuto del 6.3% su base annua, inferiore alle previsioni (7.3%). Il Pmi manifatturiero è sceso a 51.1 a luglio, toccando il livello più basso dell'anno, mentre il Pmi Composito Caixin è sceso a 51.7 ad agosto. Inoltre, i prezzi al consumo sono scesi dello 0.3% a luglio, segnando la prima deflazione dei consumi in oltre due anni; mentre la disoccupazione giovanile è salita al 21.3% a giugno, un record dal 2018.

Gran parte di questa debolezza può essere attribuita alla crisi del mercato immobiliare. In realtà, la fiducia degli investitori nel settore immobiliare cinese è fragile già dal 2020, da quando il governo cinese ha avviato una campagna contro il debito eccessivo delle imprese immobiliari. Le preoccupazioni però sono aumentate con il ritardo nei pagamenti delle obbligazioni emesse da Country Garden e con la sospensione delle negoziazioni dei suoi bond in Cina ad agosto. inoltre, sebbene i dati all'inizio dell'anno fossero incoraggianti, gli investimenti immobiliari hanno deluso negli ultimi mesi con i prezzi delle nuove abitazioni in aumento dall'inizio dell'anno, che poi si sono fermati a giugno ed infine sono scesi dello 0.2% su base mensile a luglio.

Alla criticità del mercato immobiliare, si aggiunge la diminuzione della crescita demografica. Nel 2022, infatti, il Paese ha sperimentato il suo primo calo demografico in sei decenni, facendosi superare dall'India come Paese più popoloso del mondo nel 2023 e con prospettive di crescita più promettenti.

Dal punto di vista delle politiche monetarie, la PBoC ha adottato misure espansive per sostenere l'economia, tra cui tagli dei tassi di interesse del 15% ad agosto e una riduzione del coefficiente di riserva obbligatoria (RRR) del 25% a settembre, con ulteriori misure in prospettiva.

Tuttavia, permane la preoccupazione per l'indebolimento dello yuan e le autorità stanno intervenendo per stabilizzare la valuta (ad agosto, l'RRR è stato ridotto al 4%). Il CNY è infatti scambiato conto USD vicino ai minimi di ottobre 2022, sottoperformando rispetto ad altre valute emergenti. Tale debolezza dello yuan può essere attribuita principalmente alla preoccupante situazione nel settore immobiliare e ai dati demografici ed economici in calo.

L'Europa non è immune dalle dinamiche economiche in corso in Cina e c'è un rischio significativo che queste possano influenzare l'equilibrio delle relazioni commerciali e degli investimenti tra le due regioni. La debolezza dello yuan cinese rappresenta infatti una preoccupazione per l'Europa intera poiché può avere conseguenze dirette sul commercio e sugli investimenti con l'Europa. Una valuta cinese più debole può rendere i prodotti europei più costosi per i consumatori cinesi, riducendo così le esportazioni europee verso il mercato cinese. Inoltre, un euro più forte rispetto allo yuan può influire negativamente sulla competitività delle aziende europee che operano in Cina.

In secondo luogo, il settore immobiliare cinese ha legami globali, con investimenti da parte di aziende e fondi di investimento europei. Una crisi nel settore immobiliare cinese potrebbe comportare perdite significative per gli investitori europei, con possibili effetti a cascata sull'intero sistema finanziario europeo.

Infine, l'Europa è fortemente coinvolta nelle catene di approvvigionamento e nel commercio internazionali. Qualsiasi rallentamento dell'economia cinese può influire sulla domanda di beni e servizi europei, colpendo settori chiave come l'automobilistico, il lusso e la tecnologia.

La situazione economica in Cina può, pertanto, considerarsi interconnessa con l'Europa in modi diversi. La fragilità del settore immobiliare cinese e la volatilità del tasso di cambio rappresentano sicuramente sfide significative per l'Europa, che deve essere pronta a gestire tali dinamiche e adattarsi alle eventuali conseguenze. È vero che recentemente sono emersi segni di miglioramento in Cina, con prestiti bancari che hanno superato le aspettative, vendite al dettaglio e produzione industriale che hanno sorpreso positivamente, e una disoccupazione che è scesa inaspettatamente. Tuttavia, le previsioni di crescita della Cina continuano a essere viste in graduale rallentamento e l'obiettivo del governo di raggiungere "circa il 5%" per il 2023 non sembra più tanto basso. Nel prossimo futuro, sarà senz'altro una sfida tornare ad una crescita sostenuta basata sui consumi interni.

In questo contesto, l'Europa deve monitorare attentamente gli sviluppi in Cina e adottare misure adeguate a mitigare le potenziali conseguenze negative. Il futuro economico del Paese rimane incerto, ma ciò che è certo, invece, è che gli sviluppi nei prossimi mesi avranno un impatto significativo sull'economia globale.

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