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23 Aprile 2026
Le dismissioni del patrimonio immobiliare pubblico saranno fondamentali per il mantenimento del debito italiano su un sentiero sostenibile.
Lo dice il vice direttore generale della Banca d'Italia, Luigi Federico Signorini, nel corso di un'audizione alla camera sul Documento di economia e finanza.
Pur non facendo diretto riferimento all'attività intrapresa proprio in questi giorni dal Demanio, Signorini sottolinea la necessità di rispettare gli obiettivi dei piani di dismissione studiati dal governo e dai vari enti; pena il mancato controllo del debito pubblico e, quindi, la “perdita di fiducia dei mercati”.
“Sull'andamento dell'attività economica nei prossimi trimestri – avverte Signorini - gravano rischi al ribasso, legati all'eventualità di sviluppi internazionali sfavorevoli o, sul piano interno, di un riassorbimento più lento delle residue tensioni sul mercato del credito”.
Per il momento l'andamento dei conti pubblici è coerente con il calo del deficit in rapporto al Pil dal 3% del 2013 al 2,6% indicato per il 2014.
Ma alla luce del Def, e in particolare della manovra sull'Irpef da 6,7 miliardi di euro nel 2014 e da 10 miliardi nel 2015, l'obiettivo di riduzione del deficit potrebbe saltare.
Secondo i tecnici dell'istituto centrale i 17 miliardi indicati come valore massimo della spending review nel 2015 “non sarebbero sufficienti, da soli, a conseguire gli obiettivi programmatici, qualora dovessero finanziare lo sgravio dell'Irpef”.
In soldoni: attuare la manovra correttiva ereditata dal governo Letta (ossia raggiungere l'obiettivo del 0,6% di deficit strutturale nel 2014 e di sostanziale pareggio strutturale nel 2015) e al contempo dare copertura agli esborsi connessi con i programmi esistenti implica il raggiungimento di un equilibrio non solo difficile da realizzare, ma anche delicatissimo.
Ossia basterebbe in granellino di sabbia che si insinua nel meccanismo verso il pareggio di bilancio per far grippare tutto il sistema.
Il quadro di bilancio rispetta la regola di riduzione del debito prevista dal Fiscal compact, ammette Bankitalia; tuttavia “se gli andamenti macroeconomici dovessero discostarsi, anche di poco, dalle previsioni contenute nel Def, o se non si realizzassero integralmente le dismissioni programmate, il rispetto della regola sarebbe messo a repentaglio”.
Un nodo critico è quindi proprio l'intenzione di raccogliere 0,7 punti di Pil l'anno vendendo gli attivi del patrimonio pubblico.
Bankitalia parla di un obiettivo ambizioso e sottolinea come “nell'ultimo decennio gli importi da dismissioni sono stati pari a circa 0,2 punti di Pil in media all'anno”.
Signorini ha sottolineato poi che “la possibilità di ridurre il peso del debito sul Pil non dipende solo da una gestione prudente delle finanze, ma anche dalla capacità di crescita dell'economia”.
“I due obiettivi devono essere inscindibili: le procedure europee consentono alcuni margini di flessibilità, che possono essere sfruttati, in accordo con le autorità europee, a patto di avere, al tempo stesso, una strategia di riforme credibile e una bussola certa per le decisioni sulla finanza pubblica”, ha concluso il vicedirettore generale.
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