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Airbnb, ecco la stretta sugli affitti multipli

di G.I. 16 Febbraio 2020

Stretta del governo sulle locazioni brevi e quindi su Airbnb. Il ministro dei Beni Culturali e Turismo Dario Franceschini, d'altronde, lo aveva già annunciato: "Il tema di Airbnb va governato in modo intelligente. Il fenomeno ha portato anche un tipo di turismo interessante, a cui l'Italia non può rinunciare, ma va regolato. Non è possibile che ci sia chi finge di avere Airbnb e invece sono attività d'impresa mascherate. Stiamo lavorando su una norma che vorremmo inserire nel collegato turismo in queste settimane. Presto porterò una norma in Consiglio dei ministri".

 

La norma, già vagliata dal Mef, sarà inserita nel collegato al Turismo e potrebbe diventare legge tra giugno e settembre.
Nello specifico, si punta a fissare la soglia massima di tre appartamenti in affitto per non essere considerati impresa. Sotto questa soglia si continuerà a godere di regole semplificate: attualmente i ricavi di chi affitta per arrotondare sono tassati al 21% con cedolare secca.
Si faranno dunque distinzioni, come ha puntualizzato il ministro, tra "chi affitta nello spirito originario di Airbnb e chi invece maschera una normale attività di impresa".

 

Ma in realtà, il provvedimento, messo a punto dall'ufficio legislativo del ministero dei Beni culturali e del Turismo, contiene anche altre novità rilevanti che vanno dagli incentivi per le attività commerciali nei piccoli paesi delle aree interne alla revisione dell'imposta di soggiorno. Ma sarà sicuramente l'articolo sugli affitti brevi a far discutere di più, anche perché coinvolge in prima linea Airbnb (ma anche altre piattaforme online come Booking e HomeAway) la piattaforma online che in Italia offre più di 450 mila alloggi per un giro d'affari che supera i 2 miliardi di euro e vale oltre l'11% del fatturato degli host.

 

Attuale normativa

 

La legge, varata dal governo Gentiloni nel 2017, prevede che gli affitti brevi, di durata inferiore ai 30 giorni, debbano scontare la cedolare secca del 21%. Tale imposta di soggiorno è a carico di coloro che pernottano nelle città. Le modalità di riscossione e versamento dipendono dai Comuni e dagli accordi siglati con la piattaforma Airbnb. In alcuni casi avviene automaticamente da parte di Airbnb per conto degli host ogni volta che un ospite paga una prenotazione. In altri casi potrebbero essere gli host a dover riscuotere manualmente le tasse Airbnb di soggiorno. Generalmente Airbnb preleva, all'atto della prenotazione, l'imposta dovuta dall'ospite e la riversa, alla scadenza stabilita dal regolamento, al Comune. Tale tassa, detta anche tassa su Airbnb, non tiene però in dovuta distinzione chi effettua attività d'impresa con le locazioni da chi, invece, affitta solo occasionalmente la casa per brevi periodi.

 

Diversamente, qualora il contratto di affitto breve venga stipulato al di fuori di Airbnb o di altre piattaforme online il versamento della cedolare secca dovrà essere fatto mediante dichiarazione dei redditi (mod. 730 o Unico).

 

Come cambierà la tassazione

 

La regola è piuttosto drastica e riguarda le locazioni abitative per finalità turistiche di durata non superiore a 30 giorni, comprese quelle in cui sono inclusi altri servizi come la fornitura di biancheria o la pulizia: se le unità immobiliari sono più di tre si intende che l'attività è svolta in forma imprenditoriale ai sensi del codice civile, con tutti i relativi vincoli e obblighi. La norma vale anche per i contratti stipulati tramite agenzia di intermediazione oppure "soggetti che gestiscono portali telematici mettendo in contatto persone in cerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da condurre in locazione". La proposta del ministro ai Beni Culturali e del Turismo Dario Franceschini mira, dunque, a stringere i paletti intorno ai titolari di partita Iva (albergatori, esercenti di B&B, società turistiche, agenzia immobiliari, ecc.) che si avvalgono della piattaforma Airbnb per realizzare guadagni da affitti brevi. L'idea sarebbe quella di portare la tassazione a livelli d'impresa a chi affitta più di tre case, superando il limite della cedolare secca previsto per gli affitti brevi e occasionali. "Il tema Airbnb – dice Franceschini – va governato in modo intelligente. Il turismo vuole sempre di più diventare 'esperenziale' e questo fa sì che le persone apprezzino sempre di più l'idea di essere ospitati in una casa in cui si può capire come vivere all'italiana. Sono forme di turismo interessanti. Ma va regolato".

 

L'intervento legislativo si aggiunge agli adempimenti inseriti per questo tipo di attività nel decreto crescita dello scorso anno: obbligo di trasmissione dati all'Agenzia delle Entrate (con possibilità di fruire della cedolare secca al 21%) e identificazione tramite un codice alfanumerico in un'apposita banca dati (ancora tutta da costruire).
Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, dice che la norma se confermata, è benvenuta ma non basta: secondo Bocca chiunque offra affitti brevi per turisti e viaggiatori dovrebbe avere oneri almeno in parte comparabili con quelli degli alberghi e garantiti da meccanismi di cogenza, indipendentemente dal numero di alloggi gestiti. La norma in effetti avrebbe una portata ridotta: soltanto il 24% degli host di Airbnb in Italia ha più di un immobile registrato sulla piattaforma.

 

Ma quando cambieranno le regole?

 

Il governo ha intenzione di fare presto, ma soprattutto bene. Un tentativo di riordinare la materia il Partito Democratico lo aveva già fatto, con un emendamento al dl Milleproroghe presentato alla Camera: la proposta prevedeva l'obbligo per i proprietari di casa intenzionati ad affittare un appartamento tramite la piattaforma online, di dotarsi di una licenza, rilasciata dal Comune; inoltre avrebbe introdotto anche un tetto massimo al numero di permessi. Paletti previsti anche sulla durata degli affitti: per esempio, l'affitto di più di tre stanze, anche in case diverse, per meno di otto giorni, sarebbe stato considerato attività d'impresa, con il conseguente obbligo di utilizzare la partita Iva.
Ma l'emendamento è stato ritirato, anche a causa delle critiche arrivate da Italia Viva e dalle associazioni che rappresentano i proprietari di casa. Ora il governo è di nuovo al lavoro per normare il settore ed evitare abusi: "Stiamo lavorando ad una norma che sarà contenuta nel collegato turismo alla Finanziaria - ha ripetuto Franceschini - presto lo porterò in Consiglio dei ministri".

 

In cantiere resta anche la proposta di dare la possibilità ai Comuni di consentire l'affitto turistico solo con il rilascio di una licenza, stabilendo anche un tetto al numero di permessi e una durata massima degli affitti durante l'anno, tenendo conto anche del posizionamento degli alloggi nei centri storici. Limite oltre al quale solo esercitando attività imprenditoriale è possibile operare, ma con tassazione diversa dalla cedolare secca al 21%.

 

Un altro articolo del testo punta a rivitalizzare i borghi delle aree interne, colpiti dallo spopolamento: si tratta di quelli inclusi nella relativa strategia nazionale 2014-2020, con popolazione fino a 1000 abitanti. A chi avvia o mantiene negozi o attività economiche lo Stato è disposto a concedere per cinque anni l'esenzione dalle imposte sui redditi dall'Irap, dall'Imu, ed anche dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali. L'agevolazione sarà finanziata da un apposito fondo, con tetto massimo di spesa che è in via di definizione. Inoltre scatterebbe la possibilità di ricevere in comodato per un periodo massimo di 10 anni immobili di proprietà dello Stato.

 

Ma ci sono anche altri aspetti da regolamentare, come la presenza di negozi e attività commerciali nei centri storici. A questo proposito Franceschini ha ricordato la legge in vigore a Firenze: "Ringrazio Nardella perché ha dato un'indicazione a molte altre città italiane. Dal 2017 c'è una norma che consente di circoscrivere zone di particolare pregio storico artistico, nelle quali si può determinare quali attività vanno e quali no. Per evitare, da una parte, che nelle zone a grande densità turistica, chiudano botteghe storiche artigiane che sono una parte dell'attrattività dell'Italia per il turismo. E dall'altra che aprano solo negozi fotocopia, di souvenir e magliette di calciatori". E potrebbe essere proprio questo, il modello a cui pensa il ministro per applicare delle restrizioni anche su Airbnb: in altre parole invece di limitare le licenze si potrebbe intervenire direttamente sulla concessione del codice identificativo e sull'iscrizione nei portali obbligatori per chi mette a disposizione il proprio appartamento per brevi periodi.

 

Revisione imposta di soggiorno


Viene, inoltre, prevista la revisione dell'imposta di soggiorno: in particolare la facoltà di istituirla verrebbe estesa a tutti i Comuni, mentre attualmente è limitata ai capoluoghi di Provincia e alle località turistiche. L'importo del prelievo non sarebbe più legato alla fascia di prezzo, ma espresso in percentuale con un massimo fissato al 5% del prezzo corrisposto. Si continuerebbe ad applicare il tetto di 5 euro per notte. Il gettito complessivo è comunque previsto in aumento per la probabile adesione di un maggior numero di Comuni.


Nel disegno di legge vengono poi disciplinate le professioni turistiche, anche a seguito di una contestazione della normativa italiana da parte della Commissione europea e della sentenza della Corte costituzionale che attribuisce allo Stato (e non alle Regioni) le competenze su questa materia. In particolare viene stabilito che per l'accesso alla professione di guida turistica servirà la laurea triennale; ci sarà una disciplina transitoria per chi già svolge questa attività con abilitazione. Altre novità riguardano la stabilizzazione delle agevolazioni fiscali per le imprese del settore turistico, l'uso di immobili pubblici per le attività culturali e ricreative e l'istituzione di "quartieri degli artisti", zone franche urbane in cui concentrare programmi di defiscalizzazione e decontribuzione.

 

 

 

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