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Dopo le turbolenze di maggio e giugno, la fase luglio/inizio agosto potrebbe rappresentareuna temporanea fase di stabilizzazione che potrebbe comportare il rientro di parte dei movimenti visti in precedenza. L’attesa è per un ritorno dell’euro in area 1,19, a fronte di rialzo dei tassi sulla parte a lungo termine soprattutto del comparto tedesco. Nel frattempo il petrolio progressivamente potrebbe ridimensionarsi nel corso dell’estate dopo il picco del Wti in prossimità dei 75$/b.
Si potrebbe trattare di una fase di stabilizzazione temporanea, in vista della ripresa deiprincipali trend primari (apprezzamento dollaro, calo tassi core in modo particolare Treasury, appiattimento curva USA e petrolio forte) in autunno, quando il focus potrebbe ritornare su tematiche euro, in vista di importanti appuntamenti tra cui l’iter di approvazionedella legge di bilancio italiana e elezioni in Baviera il 14 ottobre.
L’estate 2018 arriva dopo la fase di maggio/giugno densa di turbolenze causate in parteda tematiche politiche (Italia e Germania in primis), in parte dall’acutizzarsi dei toni USA sui dazi.
Le tematiche politiche hanno inciso pesantemente sull’andamento dello spread e più inparticolare anche su alcune parti del mercato. Lo spread sul comparto decennale è così tornato in area 300 pb a fine maggio, con penalizzazioni più marcate sul comparto abreve termine nelle fasi più acute della crisi.
Come prima accennato, ad essere intaccata è stata però non soltanto la superficiema anche la struttura del mercato. In particolare dopo il roll dei contratti future BTP dalla scadenza giugno a settembre, è emerso un drastico calo dei volumi sia in termini assoluti, sia in termini relativi. Il Btp future decennale infatti dagli inizi di giugno ha raramente superato i 100.000 contratti giornalieri; inoltre il volume di scambi si è attestato a poco più della metà di quelli dell’OAT future, un andamento esattamente opposto aquello registrato in media nei primi 5 mesi del 2018.
Inoltre spesso i volumi scambiati sul contratto BTP short sono spesso stati molto vicini se non uguali a quelli del decennale, un segnale di tensione estrema che durante la fase più acuta della crisi di maggio/giugno si è tradotto in un penalizzazione relativamente più forte sulla parte a breve rispetto a quella a lungo termine.
Dal fronte USA lo scetticismo degli operatori sulle prospettive future del ciclo non si è difatto arrestato, come testimoniato dalla pendenza di curva 2-10 anni sempre più bassa, fino a posizionarsi sotto i 30pb. Eppure, i dati consuntivi del secondo trimestre stanno delineando la possibilità di una crescita del PIL mol.
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