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2 Ottobre 2013

Squinzi (Confindustria) a Made: Scomparso il mercato interno, imprese vivono con export

di Cristina Giua

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Continueremo a tenera alta la pressione su qualunque Governo esca da questa giornata”.

Lo ha detto Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, nel corso del convegno di inaugurazione del Made (Milano architettura design edilizia) che ha aperto i battenti stamattina 2 ottobre e li terrà aperti fino al 5 ottobre a Fiera Rho Pero.


Presenti i vertici di Made - il presidente Alberto Negri, l'ad Giovanni De Ponti - accanto a Alessandro Cattaneo, vicepresidente dell'Anci, Ada Lucia De Cesaris, assessore all'Urbanistica del Comune di Milano e Fabrizio Sala, sottosegretario alla presidenza della Regione Lombardia con delega a Expo.

Un'inaugurazione con il cuore a Milano, alle opportunità di Expo 2015 (che coinciderà con la prossima edizione nella nuova formula biennnale del Made), al comparto dell'edilizia che si sta giocando il tutto per tutto sui mercati esteri, ma con la testa a Roma (da dove in tardissima mattinata è arrivata – accolta nella sala del convegno da un applauso spontaneo - la notizia dell'apertura di uno spiraglio di fiducia al Governo Letta, poi confermata con il voto ufficiale in Senato).



Le imprese italiane impegnate nel comparto costruzioni “sopravvivono grazie alle esportazioni all'estero – ha ribadito Squinzi – sacrificando spesso i margini, ma resistendo in un quadro dove il mercato italiano interno è scomparso”.

Le richieste all'esecutivo (che fino ad ora si è mosso bene, “ma in maniera lenta e timida” sottolinea Squinzi) da parte dell'associazione degli industriali si sintetizzano in tre punti: la priorità dei pagamenti alle imprese da parte delle Pubbliche amministrazioni (100 i miliardi dovuti alle imprese italiane, di cui solo 7 risultano già arrivati a destinazione, secondo i dati riferiti dal presidente di Confindustria); l'intervento sul cuneo fiscale, con in prima fila la defiscalizzazione del costo del lavoro; la semplificazione burocratica con riforme politiche e istituzionali (e qui il numero uno di Confindustria ha chiamato in causa “la riforma della legge elettorale e la riforma del Titolo V della Costituzione con il nodo delle competenze tra territorio e Stato che impedisce di programmare lo sviluppo, dagli appalti alle infrastrutture”).

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