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25 Marzo 2026
25 Marzo 2026
Il ripensamento del Governo sull'aumento della cedolare secca sulla prima casa data in affitto breve è apprezzabile. Non lo è, invece, l'inasprimento della norma che impone ai proprietari di assumere la forma imprenditoriale in caso di destinazione alla locazione breve di un certo numero di appartamenti: finora, più di quattro; da gennaio, più di due, con i conseguenti obblighi di tipo contabile, amministrativo e fiscale.
Da sempre si è imprenditori se ne ricorrono, oggettivamente, i presupposti civilistici e fiscali, salvo il caso in cui si opti volontariamente per questa impostazione. E per la locazione, in particolare, i presupposti li ha indicati l'Agenzia delle Entrate in un parere del 2020, spiegando che essa si considera imprenditoriale in presenza di elementi come la fornitura di servizi, l'impiego di personale dipendente, l'utilizzo di un ufficio, l'organizzazione di mezzi e risorse umane, l'impiego di altri fattori produttivi. Si tratta, peraltro, delle regole generali del Codice civile e del diritto tributario da sempre applicate, che la norma stravolge con la presunzione di legge.
Questa imposizione - che comporta adempimenti e costi (a partire da quello del commercialista) - ricadrebbe anche, ad esempio, sul proprietario che dia in affitto tre case, ma ciascuna per una sola settimana l'anno. Essa, inoltre, si scontra con le incompatibilità allo svolgimento di attività imprenditoriali cui sono soggetti dipendenti pubblici e professionisti. Qual è il senso di tutto ciò?
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