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Un esempio, di quelli che fanno bene davvero, l’impresa della Brignone. Una medaglia d’oro nel SuperG olimpico è già qualcosa di straordinario nella carriera di uno sportivo, ma questa volta assume il ruolo di esempio per la vita delle persone comuni.
Il 3 aprile 2025, ai campionati nazionali in Val di Fassa, inforca una porta: rottura di tibia, perone e crociato anteriore. Un numero infinito di interventi chirurgici, 300 giorni di riabilitazione. Vederla ora in gara è un miracolo della volontà pensando a quanti, anche medici, si aspettavano invece la fine della carriera.
Lavoro giorno per giorno, il dolore non mi lascia in pace ha ripetuto sempre, fino alla discesa libera olimpica. Poi è passata ai fatti, alle gare.
E qui una grande delusione, solo quattro giorni fa.
Arriva decima. Nessuno, ma proprio nessun giornale, le riconosce un risultato straordinario, pensando a cosa ha dovuto passare per arrivare alle olimpiadi. Nessun riconoscimento da parte dei media, se non sei sul podio non esisti.
Non a caso, durante il calvario in palestra, ripeteva che la rabbia nera era il suo carburante, lo stimolo per arrivare al risultato.
Trasformare la rabbia in carburante è la stessa frase usata dal fondatore del colosso dell’abbigliamento Zara, Amancio Ortega Gaona: “Pensare a quando, da bambino, a casa non c’era da magiare, per tutta la vita mi ha fatto da carburante per diventare indipendente”.
Nessuno può evitare problemi e difficoltà, ma ognuno può decidere come reagire.
E guardando la gamba della Brignone forse lo si ricorda meglio.
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