Ultime notizie

2 Agosto 2010

Anche gli esercizi commerciali soffrono la crisi, ma non mancano le eccezioni. Affitti, buonuscite e valori

Condividi:
Facebook
Linkedin
Twitter
Whatsapp
16x9
Angle Left
Angle Right
ADV 970x90

- Vendere un esercizio commerciale di questi tempi non è semplice, ma non mancano comunque le sorprese positive. 
Le quotazioni non sono per nulla intuitive: località ritenute secondarie riportano valori superiori alle grandi città e attività commerciali apparentemente poco redditizie spuntano invece prezzi elevati. 
Per esempio, a Milano il valore di un bar in una posizione commerciale primaria – ipotizzando un fatturato annuo di 200mila euro – può arrivare a 320.000 euro. 
Sempre con l’ipotesi media di aggio annuo di 200mila euro, una rivendita tabaccheria-giochi a Catania può anche raggiungere il valore di un milione di euro. 
Un’apparente contraddizione che si spiega proprio con l’andamento dell’economia: dove esistono meno opportunità, gli esercizi che funzionano si pagano molto. 
I dati sono contenuti nel rapporto Fimaa che prende in esame le compravendite di esercizi commerciali in 25 province distribuite in 16 regioni italiane. 
E fornisce una panoramica interessante per conoscere il mercato di questo tipo d’immobili e attività. E così si dimostra come a Bari un panificio è più apprezzato che nelle altre città. 
O come a Catania un ristorante pizzeria lo si può vendere a un valore di mercato mediamente più alto di Milano, Roma, Napoli. 
Più bassi, invece, - in tutte le città e in rapporto al fatturato annuo - i valori di mercato medi dei negozi d’abbigliamento e accessori e dei parrucchieri/estetisti. 
“A seconda dei centri cambiano naturalmente i valori di mercato, ma le attività in questo momento commercialmente più appetibili – rileva il coordinatore del Listino FIMAA Gianni Larini – sono comuni un po’ in tutta Italia: e cioè bar, tabaccherie con i giochi, ristoranti. 
E negli alimentari soprattutto i panifici. 
In linea generale bisogna considerare che le valutazioni del Listino 2010 risentono della crisi del commercio e della conseguente riduzione, per il calo dei consumi, degli incassi delle aziende”.

Le buonuscite delle vie commerciali 
Via Montenapoleone è il top di Milano con buonuscite dai 2 ai 6 milioni di euro. L’affitto annuo per mq. va dai 2.000 ai 3.500 euro. 
A Roma primeggia via Condotti con buonuscite dai 2,5 ai 4 milioni di euro (affitto annuo da 3 fino a 9.000 euro al mq. quando non c’è una buonuscita da pagare). 
A Napoli via Scarlatti e via Toledo (pedonale), via Dei Mille e via dei Filangieri sono le strade con le quotazioni maggiori: buonuscite da 350.000 a 1.200.000 euro e costo al mq. di affitto fino a 1.400 euro. 
Firenze: primo posto per via De’ Tornabuoni (da 1 a 3 milioni di euro la buonuscita e costo al mq. dell’affitto fino a 2.500 euro).

Milano e il valore immobiliare degli esercizi commerciali
L’Ufficio studi di FIMAA Milano ha analizzato il valore immobiliare degli esercizi commerciali milanesi. Il prezzo medio a metro quadro dei negozi è di 3.100 euro. 
Fra le vie commerciali in crescita l’asse corso Vittorio Emanuele-San Babila con un incremento fra il 5 e il 9,2% del valore medio al metro quadro (da 9.500 a 21.000 euro); bene anche via della Spiga-via Montenapoleone con un incremento fino al 3,6% (prezzi al mq. da 15.000 a 29.000 euro) mentre in corso Buenos Aires si registra un incremento del 4% solo dei valori medi al mq. più bassi (prezzi al mq. da 2.600 a 8.500 euro). 
I dati sono relativi al primo semestre 2010. 
Il numero di scambi di muri di attività commerciali – rileva l’Ufficio studi di FIMAA Milano – si mantiene basso: in calo in città rispetto al secondo quadrimestre 2009, in leggero rialzo soltanto in provincia.
“A Milano – aggiunge Lionella Maggi, presidente FIMAA Milano e vicepresidente nazionale – i pubblici esercizi, ancora contingentati, sono cresciuti nell’ultimo anno di quasi 500 unità: da parte del pubblico amministratore c’è più attenzione alle caratteristiche e tipologia del locale che al numero complessivo sul territorio”.

7x10

È online il nuovo numero di REview. Questa settimana: Osservatorio Nomisma: H1 2026, domanda in crescita e p