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GAM: Giappone, come sfruttare la punizione del 2018

di Ernst Glanzmann e Reiko Mito, responsabili strategie azionarie per il Giappone di GAM Investments 15 Marzo 2019

Il 2018 è stato un anno difficile per gli investitori nella maggior parte delle asset class e le azioni giapponesi non hanno fatto eccezione: il TOPIX è crollato di quasi il 18% in valuta locale, segnando la peggiore performance annuale dalla crisi finanziaria globale. Ciò è in parte il riflesso delle aspettative elevate dopo un 2017 altalenante, quando il prezzo degli strumenti più esposti al rischio era salito inesorabilmente, trainato dall’espansione economica globale sincronizzata abbinata al basso costo del denaro.

 

Come negli Stati Uniti, a ottobre la brusca correzione del mercato azionario in Giappone è stata chiaramente trainata dai titoli growth, poiché la prospettiva di un aumento dei rendimenti obbligazionari ha spinto gli investitori a interrogarsi sull’opportunità di conservare in portafoglio i settori più costosi del mercato azionario globale. Potremmo essere tentati di dire che il Giappone non ha risentito molto dei fattori esterni, ma sarebbe un’eccessiva semplificazione. Non possiamo pensare che le tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti non abbiano provocato alcun impatto sull’economia giapponese e sulla redditività delle imprese del Paese. Tuttavia, secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI), il Giappone è assai meno vulnerabile rispetto a molti altri mercati emergenti e sviluppati.

 

Non ci sorprende che l’FMI, recentemente, abbia rivisto al rialzo le stime di crescita economica del Giappone per il 2019 (+0,2%) e abbia invece rivisto al ribasso quelle complessive delle economie sviluppate (-0,1%). Ci chiediamo se il mercato azionario giapponese non sia stato punito ingiustamente nel 2018 e se non possa rappresentare, invece, un’opportunità interessante. La risposta a entrambi questi interrogativi va ricercata nell’analisi fondamentale.

 

Il predominio dei fondamentali

 

Mentre “l’istinto animale” porta inevitabilmente a delle distorsioni, le dislocazioni fondamentali si correggono inevitabilmente con il passare del tempo. Questo non vale solamente nei mercati regionali ma anche a livello settoriale, e all’interno dei settori, come dimostra la sovraperformance esplosiva dei titoli tecnologici, con pochissimi titoli in testa al mercato azionario USA come negli ultimi anni. In Giappone abbiamo rilevato dinamiche analoghe e, mentre possiamo avere ragione a raccomandare un’esposizione passiva sugli indici azionari giapponesi rispetto a quelli statunitensi (in termini dei P/E), crediamo che una strategia basata sui fondamentali possa creare un considerevole valore aggiunto.

 

Da un punto di vista tematico, la crescita ha rallentato in diversi settori manifatturieri, in particolare quelli relativi a smartphone e automazione. I rischi di una recessione globale sembrano contenuti sulla base dei consumi privati che dovrebbero essere favoriti da un reddito reale robusto nei Paesi core. La domanda nei mercati del lavoro dovrebbe restare elevata, facendo così salire i salari, mentre il prezzo del petrolio in calo dovrebbe contenere l’inflazione. In Giappone, l’imposta sui consumi dovrebbe passare dall’8% al 10% a ottobre 2019. Per limitarne l’impatto negativo, il governo intende introdurre un pacchetto di stimoli economici, in vista dell’introduzione dell’imposta, misure come buoni spesa o tagli fiscali e sussidi per l’acquisto di nuovi veicoli.

 

Uno dei temi di investimento che monitoreremo nel 2019 riguarda la svolta nel settore dei macchinari. Recentemente il settore ha risentito molto dei timori per il rallentamento della crescita globale e delle controversie commerciali tra Cina e Stati Uniti. Tuttavia, sulla base delle tendenze ed esperienze precedenti (come illustrato qui di seguito), crediamo si potrebbe toccare il fondo all’inizio del 2° trimestre del 2019, o persino alla fine del 1° trimestre. Abbiamo fiducia nella crescita strutturale del settore dei macchinari, poiché l’automazione dell’industria è necessaria non solo per far fronte alla carenza di manodopera ma anche perché molti prodotti e componenti elettronici sono sempre più sofisticati e richiedono tecniche di produzione avanzate. Questo tipo di lavoro non può più essere svolto dall’uomo perché è essenziale la precisione meccanica.

 

Inoltre, se i consumi privati saranno veramente robusti e sostenuti, i produttori (che in questo momento sembrano non investire sufficientemente in aree che risentono direttamente delle frizioni commerciali) saranno costretti a incrementare ancora una volta le spese in conto capitale per far fronte alla domanda dei consumatori. In termini strategici, manteniamo la nostra idea per cui le società quotate dovrebbero essere in grado, nel prevedibile futuro, di sostenere una crescita degli utili annuale intorno all’8-9%. Il Giappone resta all’avanguardia dell’innovazione tecnologica, soprattutto nella robotica. Noi crediamo che i temi del futuro, come l’intelligenza artificiale e l’Internet of Things, continueranno a catalizzare nuove opportunità imprenditoriali e processi di lavoro più efficienti.

 

Inoltre, la domanda al consumo dovrebbe restare alta grazie all’evoluzione di tecnologie come il 5G e il cloud. Nel frattempo, la motorizzazione elettrica, l’automazione nelle auto e i pagamenti cashless (voluti dal governo) prevedibilmente accelereranno.

 

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