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Certificazione energetica: cosa cambia con il nuovo modello Ape

Obiettivo, entro il 2020, è la costruzione di immobili a energia quasi zero

di I.L. 30 Settembre 2015

A partire dal 1° ottobre 2015 entra in vigore il nuovo modello di attestato energetico APE (Attestato di Prestazione Energetica).

 

L'attestato – figlio dell'approvazione di tre diversi decreti che contengono nuove “linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici” - comporta una serie di modifiche nella redazione, sia nella forma che nella sostanza.

 

La nuova formula prevede una maggiore responsabilizzazione del certificatore, un incremento delle informazioni da produrre e nuove metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche.

 

Lo scopo di quello che è una sorta di carta di identità - con tutte le informazioni sulle prestazioni e sul consumo di energia di un edificio, di un’abitazione o di un appartamento - è quello di determinare meglio i consumi, facendo capire al cittadino qual è il suo consumo totale di energia e la quota di energia rinnovabile utilizzata, la qualità dell'involucro e degli impianti.

 

 

Con la nuova norma si torna ovunque (eccetto che nelle province autonome) a una metodologia omogenea per definire le classi degli edifici.

 

Le Regioni che avevano un proprio format per il rilascio dell’Ape si sono via via adeguate al modello nazionale, salvo mantenere in alcuni casi (come in Lombardia) un proprio software per la compilazione del documento (ricalcato su quello nazionale).

 

Il documento ha una validità di dieci anni.

 

Fanno eccezioni quegli immobili già certificati, ma che abbiano subito interventi di ristrutturazione o di riqualificazione tali da averne modificato la performance energetica.

 

In questi casi, terminati i lavori, l’attestato non ha più validità e se l’unità immobiliare viene ceduta in affitto o compravendita, andrà rifatto.

 

L'altro obiettivo ambizioso è quello di arrivare, entro il 31 dicembre 2020, alla costruzione di nuovi immobili "a energia quasi zero", con fabbisogno energetico quasi nullo, coperto in misura significativa da fonti rinnovabili prodotte all'interno dell'edificio.

 
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