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Censis, l’Italia sempre più attraente per gli stranieri

di red 3 Febbraio 2016

Sale da 33,2 a 47,8 punti l'indice sintetico sull’attrattività dell’Italia per gli investitori esteri realizzato dal Censis con l'Associazione Italiana delle Banche Estere. La scala va da un minimo di 0 a un massimo di 100.

 

L'indice è elaborato a partire dalla rilevazione realizzata tra la fine del 2015 e l'inizio del 2016 dal Centro Studi Investimenti Sociali con l'Aibe su un su un panel composto da manager di imprese multinazionali, investitori istituzionali presenti nel nostro Paese, studi legali che supportano le iniziative di investimento e membri qualificati della stampa estera. Per il 72% del panel l'Italia è diventata più attrattiva rispetto ai sei mesi precedenti la rilevazione e solo il 3% ha percepito invece un peggioramento.

 

Il merito va alle riforme e all'Expo. Secondo l'85% dei rispondenti sono infatti le grandi riforme, come quella del mercato del lavoro e quella del sistema elettorale, che possono favorire l'attrattività dell'Italia per gli investitori esteri. Per il 59% l'Expo ha efficacemente concorso all'aumento del grado di attrattività del nostro Paese. L'allentamento del rigore della politica economica europea non è considerato invece un fattore rilevante, se non dal 13%. Il 49% ha riscontrato invece nei ritardi nella digitalizzazione del nostro Paese la causa di un impatto negativo sull'attrattività. Per il 41% manca una strategia generale per la competitività del sistema-Paese.

 

Promosso il Jobs Act. Il 42% ritiene che la riforma abbia introdotto una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro e abbia consolidato la crescita occupazionale. Per un ulteriore 13% la riforma può garantire incrementi occupazionali e, nello stesso tempo, una maggiore stabilità per le imprese e le risorse umane. Solo per il 10,5% all'incremento occupazionale non seguiranno maggiori certezze per i lavoratori. La componente scettica del panel raggiunge complessivamente il 34%: il 21% ritiene che la riforma favorisca la trasformazione delle forme contrattuali, ma non sia in grado di incidere sulla disoccupazione strutturale, mentre il 13% teme che con la fine degli sgravi fiscali cesseranno gli effetti positivi iniziali.

 

Ancora bassa la nostra posizione nella classifica internazionale. Nel confronto con gli altri Paesi più industrializzati, l'Italia si trova ancora sotto la soglia della sufficienza. Su una scala dell'attrattività per un investitore straniero che va da un punteggio minimo pari a 1 fino a un massimo pari a 10, al primo posto si collocano gli Stati Uniti con un punteggio di 8,15, ritenuti dagli investitori il Paese con la maggiore affidabilità nel medio-lungo periodo. Seguono il Regno Unito (7,82) e la Germania (7,77). Cina e Francia sono sopra la sufficienza con un punteggio rispettivamente di 6,85 e 6,51. L'Italia registra un punteggio pari a 5,72, preceduta da India (5,87) e Spagna (5,85). In fondo alla classifica, il Brasile (4,74) e la Russia (4,59).

 

L'attenzione degli investitori esteri sulle criticità si concentra prevalentemente sul funzionamento della macchina pubblica e sulle diseconomie procedurali. Il nostro Paese è in grado di rispondere solo parzialmente al profilo ottimale delineato dal panel. Per il 74% dei rispondenti, i fattori prioritari su cui l'Italia dovrebbe intervenire per migliorare la capacità di attrarre investimenti sono la normativa e la burocrazia, per il 61,5% il carico fiscale, per il 44% i tempi della giustizia civile. Le debolezze del sistema-Italia vengono individuate, infatti, nei tempi troppo lunghi della giustizia civile (promossa appena dal 2,6% del panel), nella farraginosità delle procedure normative e burocratiche (ritenute non disincentivanti appena dal 2,6%), quindi nel carico fiscale (conveniente solo per il 5,3%). L'attrattività dell'Italia, invece, è dovuta principalmente alla qualità delle risorse umane (giudicate con un punteggio di 8,11 lungo una scala da 1 a 10), alla solidità del sistema bancario (7,24), alla stabilità politica (5,97), all'efficacia dell'azione di governo (5,95), alla disponibilità di reti e infrastrutture logistiche (5,82), alla flessibilità del mercato del lavoro (5,53).

 

“L'Index 2016 manifesta un miglioramento generale della percezione del nostro Paese nei confronti degli investitori internazionali”, ha detto Guido Rosa, Presidente Aibe. “Positiva è anche la percezione del nostro sistema bancario che, nonostante gli attacchi speculativi dei mercati di queste settimane, appare solido e in grado di assolvere le proprie funzioni di sviluppo dell'economia. Conforta anche la considerazione sul grande capitale umano, vera risorsa del Paese sulla strada del cambiamento. L'Index 2016 conferma tuttavia la difficoltà, per gli investitori, a misurarsi con il non funzionamento di tutto quello che è pubblico, a partire dalla burocrazia lenta e farraginosa, i tempi della giustizia civile, il carico fiscale. Le riforme avviate dal Governo sembrano andare nella giusta direzione e colgono un positivo apprezzamento negli operatori. Dobbiamo però ricordare che, per essere efficaci, i cambiamenti strutturali nei settori chiave della pubblica amministrazione richiedono tempi adeguati e soprattutto coerenza di attuazione”, ha concluso Rosa.

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