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14 Aprile 2026
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La prima regola è la diversificazione. La seconda è il contenimento dei rischi con la scelta di destinare la maggioranza del portafoglio agli asset più difensivi. Sono le indicazioni che arrivano da Armando Carcaterra, direttore investimenti di Anima.
Anche se la fase Orso sembra al momento essersi fermata, sui mercati continua a prevalere la volatilità. Qual è lo stato di salute dei listini?
Il 2016 si è aperto con un forte incremento dell’avversione al rischio, che ha determinato un deciso ribasso delle asset class rischiose, primi fra tutti i mercati azionari, seguiti sul fronte obbligazionario dai titoli societari e governativi periferici che hanno visto un aumento della rischiosità percepita e dunque degli spread.
Vi sono le condizioni per una normalizzazione nelle prossime settimane?
Partirei da un’analisi delle cause. Il contesto attuale deriva dall’effetto combinato dell’inasprimento delle condizioni monetarie globali, potenzialmente in grado di impattare l’economia reale se non tempestivamente riassorbito, a causa dell’avvio della normalizzazione della politica monetaria in Usa da parte della Fed; della frenata dell’economia cinese; infine della forte pressione sui prezzi delle materie prime.
Per il futuro cosa dobbiamo aspettarci?
Segnali positivi potrebbero arrivare dal possibile rallentamento o rinvio dell’iter di rialzo dei tassi da parte della Fed e dagli sforzi della Bce per migliorare la situazione delle banche. Inoltre non è esclusa un’ulteriore svalutazione dello yuan da parte del governo cinese o nuove misure di rilancio della crescita domestica. Alla luce di queste considerazioni, l’approccio del team gestionale di Anima per il medio termine resta prudente.
Parlando a un piccolo investitore con ottica di medio periodo, quale peso assegnare alle diverse asset class e perché?
Va fatta una premessa: non si può generalizzare in quanto dipende dall’orizzonte temporale e dalla propensione al rischio del singolo risparmiatore. Detto questo, a maggior ragione nelle fasi di volatilità, vale la regola di realizzare un’ampia diversificazione. Considerando pertanto un investitore con una propensione al rischio medio bassa si potrebbe considerare il portafoglio tendenziale di un fondo obbligazionario misto, contraddistinto per il 60% circa da obbligazioni, per poco più del 10% da azioni e per il 30% circa da titoli monetari o liquidità, con la duplice funzione di contenere la volatilità e cogliere le eventuali opportunità che si possono presentare sui mercati.
Con le banche centrali che si stanno indirizzando su strade differenti può essere opportuna una diversificazione valutaria?
Con i tassi ancora bassi la diversificazione valutaria può ritornare utile per rendere più efficiente il portafoglio obbligazionario. Tuttavia, tenendo presente ancora un investitore con rischio medio basso, la componente investita in valute deve comunque restare limitata. Considerando poi la volatilità del mercato dei cambi, meglio se viene gestita in modo professionale.
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