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Investiamo prima di tutto nell’educazione finanziaria (video)

di Luigi Dell'Olio, Monitorimmobiliare 5 Agosto 2017

Uno degli aspetti emersi nell’ambito degli ultimi scandali finanziari – da Mps alle due popolari venete -, al di là delle malversazioni dei responsabili degli istituti di credito, è le ridotte competenze finanziarie di molti risparmiatori italiani. Come Paese paghiamo un deficit di conoscenza degli strumenti base legati al risparmio e agli investimenti che pesa nelle scelte compiute. E che impone una svolta a livello individuale, oltre che istituzionale, nella consapevolezza che i tempi nei quali interveniva Pantalone per sanare le situazioni più calde sono passati. Dall’avvento della normativa europea sul bail-in, il salvataggio delle istituzioni finanziarie in crisi passa necessariamente anche per il coinvolgimento degli azionisti, degli obbligazionisti (con diverse gradazioni di responsabilità in base alla tipologia di bond acquistati), fino ai detentori di depositi sui conti correnti per la quota eccedente i 100mila euro.

 

Lo studio

Secondo una ricerca condotta da Bankitalia, Ivass, Consob, Covip, Fondazione per l'educazione finanziaria e Museo del risparmio, il livello di cultura finanziaria degli italiani è “tra i più bassi riscontrati nelle economie avanzate per adulti e studenti”, Per il triennio 2012-14 sono state censite 206 iniziative, promosse da 256 soggetti. In quasi i due terzi dei casi i programmi hanno coinvolto nel triennio meno di mille persone.

I temi trattati più frequentemente sono stati la gestione del budget, il risparmio, il legame tra rischio e rendimento e la previdenza complementare. Molti degli interventi censiti consistono nell'accesso a portali Internet o nel download di materiale informativo.

 

L’intervista

Insomma molto resta ancora da fare, come emerge dall’intervista a Claudia Segre, presidente di Global Thinking Foundation, fondazione dedicata ai progetti di cittadinanza economica e ad un approccio valoriale al tema dell’economia della finanza.

 

Come è nata la fondazione?

E’ nata quasi due anni per sviluppare tutte le attività che promuovono una maggiore consapevolezza in materia di alfabetizzazione finanziaria. L’Italia ha una grossa lacuna su questo fronte, che cerchiamo di colmare.

 

L’idea, quindi, è che la formazione possa portare a scelte d’investimento più consapevoli?

Non è solo questo. Puntiamo a creare, a iniziare dai giovani, una maggiore preparazione su previdenza, ambito assicurativo, così come la capacità di gestire un conto corrente, un mutuo e così via.

Operiamo sia all’interno delle scuole, grazie anche alla partnership della Feduf-Abi. Ci rivolgiamo anche ad adulti e donne, con corsi gratuiti ad esempio nella pianificazione finanziaria.

 

Le donne della finanza sono molto poche…

È uno degli ambiti nei quali le donne fanno fatica ad affermarsi nonostante tutti gli sforzi fatti in questo senso.

 

Passando a una view sui mercati finanziari, che idea si è fatta tra le azioni su multipli elevati e obbligazionario a rischio con i rialzi dei tassi che si avvicinano un po' in tutti i mercati sviluppati?

 

Le banche centrali hanno cambiato la loro comunicazioni dando informazioni sulle tempistiche delle loro azioni. Quanto alla Bce, ad esempio, il primo rialzo dovrebbe arrivare alla fine del 2018.

 

Dove sono oggi le principali opportunità d’investimento?

Uno dei fattori da tenere in maggiore considerazione è l’arretramento del dollaro americano sulla delusione per alcune promesse fatte dal presidente Donald Trump, che non è riuscita a capitalizzare su più fronti un risultato netto. Questo crea incertezza sul mercato e ne risente oltremodo il dollaro.

Il rafforzamento dell’euro per ora non ha creato problemi ai listini azionari europei, che restano tra i più interessanti insieme a quelli asiatici. Anche se lo scenario resta ricco di incognite.

 

A livello macro come vede lo scenario italiano, alla luce dei recenti rialzi sulle stime della crescita?

Forse nelle previsioni c’è un eccessivo ottimismo. Restiamo lontani dalla crescita di Paesi come Spagna e Portogallo. Il comparto industriale sta cambiando volto, e in parte il trend riguarda anche il terziario. Trend che meritano di essere seguiti da vicino. Ma resta su tutto il nodo del debito. Serve un Governo di lunga durata che metta al centro il tema della riduzione della spesa pubblica.



Questo articolo, con la videointervista, è presente su REview di questa settimana. Leggi gratuitamente il numero completo!

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