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Istat, Italia riparte ma restano disuguaglianze. Costruzioni +0,8% (Report)

di G.I. 16 Maggio 2018

L'Italia riparte ma restano le diseguaglianze a livello territoriale in alcuni casi superate dalle "reti" che imprese e individui hanno creato per lasciarsi alle spalle la grande recessione. E' quanto emerge dal Rapporto Istat 2018 presentato alla camera dei Deputati. 


Nei primi mesi del 2018 prosegue il recupero della crescita dell'economia italiana, pur se a ritmi moderati. Nel 1* trimestre del 2018 il Pil è salito dello 0,3% sul trimestre precedente. Nello stesso periodo la fiducia delle famiglie è risultata in crescita, mentre quella delle imprese è diminuita, mantenendosi però su livelli elevati. Nel 2017 la crescita è andata consolidandosi in Italia: il Pil è cresciuto dell'1,5% (+0,9% nel 2016), trainato, come nel 2016, da investimenti fissi lordi; domanda estera netta. proseguita la risalita dei consumi delle famiglie. 

 

Nel 2017 l'Italia ha beneficiato della ripresa del commercio internazionale. La produzione industriale è aumentata del 3,6% (al netto degli effetti di calendario), rispetto al +1,9% nel 2016. Questo andamento ha interessato tutti i raggruppamenti di industrie ed e' stato particolarmente intenso per i beni di consumo durevoli (+5,3%) e per i beni strumentali (+5,1%). 

 

Per la prima volta dal 2008, l'indice della produzione nelle costruzioni ha mostrato una variazione positiva (+0,8%, al netto degli effetti di calendario), con un andamento particolarmente vivace negli ultimi mesi dell'anno. Nel biennio 2015-2016 l'economia è tornata a crescere nel Mezzogiorno, dopo 7 anni di contrazione: il Pil in volume è aumentato del 2,4%, un valore superiore a quello medio nazionale (+1,9%). 

 

Tuttavia, tra il 2008 e il 2017 l'Italia ha perso 1 mln di occupati classificati come "operai e artigiani" a vantaggio di una crescita di 861.000 professionisti nel commercio e nei servizi. Nel periodo, l'industria ha perso 895.000 occupati il settore dei servizi ha registrato una crescita di 810.0000 unità. 

Da un'indagine contenuta nel Rapporto annuale emerge che l'87,5% dei disoccupati cerca lavoro per "vie informali" tramite le reti personali, parenti, amici e conoscenti. Al secondo posto c'è il ricorso alle vie "formali non istituzionali" come consultare annunci o pubblicare inserzioni su giornali o Internet (85,3%). Solo il 38,1% dei disoccupati ricorre alle azioni di ricerca del lavoro tramite le vie "formali istituzionali" come i centri per l'impiego, agenzie private, concorsi pubblici. 

 

In definitiva, l'ampia diffusione del ricorso alla rete personale assume significati diversi a seconda che costituisca l'unica strategia di ricerca o che si associ a una strategia più complessa. Infatti, di circa il 90% di disoccupati che hanno svolto azioni informali, solo il 13,7% ha esaurito la ricerca con questa azione, mentre soprattutto al Nord questa viene effettuata nella maggioranza dei casi in combinazione con azioni formali, istituzionali e non. 

 

In Italia, la crescita sostenuta del numero di occupati continua anche nel 2017: +265.000 pari all'1,2% in più rispetto al 2016. L'incremento ha interessato in particolare la componente femminile (+1,6% contro +0,9% degli uomini) e gli occupati di 50 anni e più (+344.000 unità, +4,4%) ed è diffuso a livello territoriale; il Mezzogiorno rimane l'unica ripartizione geografica con un saldo occupazionale ancora negativo rispetto al 2008 (-310.000 unità, -4,8%). 

 

Nel 2017, i giovani tra i 15 e i 29 anni non occupati e non in formazione, i cosiddetti Neet, scendono sotto i 2,2 milioni. Dopo il forte calo registrato nel 2016, la diminuzione è più debole nel 2017 (-25.000, -1,1% rispetto al 2016), alimentata in gran parte dalle donne. 

 

Sempre nello scorso anno, le famiglie jobless cioè senza percettori di reddito da lavoro ammontano a 2,1 milioni, in riduzione del 3,5% rispetto a un anno prima (-75.000 rispetto al 2016). Escludendo dall'aggregato i single disoccupati o inattivi, le famiglie con più componenti senza occupati ammontano a 1,2 milioni (-51.000 nell'ultimo anno) e rappresentano il 10% delle famiglie con più componenti. 

 

Infine, nel 2017 si stimano circa 153.000 cancellazioni anagrafiche dall'Italia per l'estero, dato in crescita dal 2007 ma in leggero calo del 2,6% rispetto al 2016. Le mete principali degli italiani sono il Regno Unito, la Germania, la Svizzera e la Francia. Ma è in crescita anche il numero di cittadini stranieri che diventano italiani: nel 2016 sono oltre 201.000 le acquisizioni di cittadinanza e si stima che nel 2017 superino le 224.000. 

 

Secondo il presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, "occorre lavorare affinchè si annullino le diseguaglianze per preservare la coesione sociale del Paese. Soltanto uno sviluppo equilibrato ed inclusivo, che utilizzi tutto il potenziale di crescita inespresso, può rilanciare in modo stabile il benessere della nostra comunità. questo, a mio avviso, sarà il compito principale del Parlamento e del prossimo Governo in questa legislatura". 

 

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