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Intermonte Sim: Inflazione USA e Draghi morbidi

di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte SIM 14 Settembre 2018

BCE: l taglio delle stime di crescita è stato accompagnato da parole ottimistiche di Draghi sul fatto che l’area Euro per qualche tempo è cresciuta sopra il potenziale, mentre sul tema Italia ha fatto riferimento alla fiducia nell’affidabilità di tre esponenti di governo: “We have to basically be aware that the Italian Prime Minister, the Italian Minister of the Economy, the Italian Foreign Affairs Ministers have all said that Italy is going to respect the rules”.

 

Banca Centrale Turca: a sorpresa rialzo ben al di sopra delle attese (tasso riferimento ora al 24%) e contro le indicazioni di Erdogan

 

USA: inflazione in rallentamento ad agosto, anche nella parte core, in controtendenza con le indicazioni opposte arrivate dalla dinamica salariale dello stesso mese

 

Dazi: Trump ieri da dedicato un twitt sul tema indicando che la richiesta di riaprire i negoziati con la Cina, non è indicativo di urgenza per gli Usa di raggiungere un accordo

 

EURUSD: questa volta il post Draghi non si è risolto in un euro più debole, malgrado il taglio alle stime di crescita. In parte ha impattato l’impressione di un Draghi più fiducioso di un miglioramento in corso delle condizioni dell’economia dichiarando che la crescita si è attestata talora sopra il potenziale e che potrebbe esservi accelerazione dell’inflazione core grazie a forza dell’economia e dinamica salariale. Ma probabilmente l’impatto maggiore è arrivato dal deludente dato sull’inflazione USA  di agosto, dopo le indicazioni opposte di venerdì scorso sul fronte salari. Il maggior impatto di questo secondo aspetto è testimoniato anche dal fatto che il movimento al rialzo dell’euro è partito alle 14:30 ossia subito dopo la pubblicazione dei dati Usa e ben prima delle dichiarazioni di Draghi.

L’apprezzamento dell’euro ha negato per ora l’ipotesi di ritorno in area 1,13 segnalata ad inizio settimana. Il cambio sta probabilmente risentendo di tre fattori: perplessità sull‘effettivo recupero della dinamica dei prezzi USA; toni più ottimistici di Draghi; prese di profitto dopo il forte e rapido rientro delle posizioni corte di dollaro.

Da un punto di vista tecnico la resistenza chiave rimane ora area 1,18. Il movimento in atto può essere descritto come un pull back verso la trend line rialzista rotta ad inizio agosto. Le due settimane che rimangono prima della riunione Fed del 26 settembre, potrebbero nuovamente contribuire alla ripresa dell’apprezzamento del dollaro fino a 1 ,13/1,14, soprattutto nel caso in cui fallissero i tentativi di ripresa dei negoziati con la Cina sul tema dazi. In ogni caso l’ipotesi di ritorno in area 1,13 potrebbe rimanere valida fino al mese di ottobre e poco prima delle elezioni di medio termine del 6 novembre

 

Borse Euro: rimane in piedi l’ipotesi di recupero dei listini euro tra fine settembre ed ottobre, trainati soprattutto dai due settori (auto e finanziari) maggiormente penalizzati durante la guerra dei dazi. Il tutto grazie all’atteggiamento più conciliante dell’amministrazione USA verso l’ipotesi di chiusura delle negoziazioni dei dazi con l’Europa insieme all’eventuale supporto ai finanziari derivante da un Def che rispetti l’obiettivo di deficit/PIL all’1,6%

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