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Distretti industriali, fare rete aumenta la competitività (video)

di J.B. 15 Marzo 2019

Distretti ancora protagonisti nella realtà manifatturiera italiana. Nel biennio 2017-18 hanno registrato una crescita del fatturato superiore al 7%. Tra il 2008 e il 2017 i distretti industriali hanno registrato una crescita di 5 punti percentuali superiore alle aree non distrettuali.

La produttività del lavoro è salita nel 2017 a 56 mila euro per addetto, il 10% in più rispetto alle aree non distrettuali specializzate negli stessi settori dei distretti.
I risultati sono trainati anche da numerose imprese leader che guidano con successo le filiere presenti nei territori.


Questi alcuni dei dati emersi nella presentazione dell'undicesima edizione del Rapporto annuale sull'economia e finanza dei distretti industriali. Il rapporto analizza i bilanci aziendali degli anni 2008-17 di quasi 20.000 imprese appartenenti a 156 distretti industriali e di oltre 62.000 imprese non-distrettuali attive negli stessi settori di specializzazione. L’analisi si sofferma, inoltre, sui cambiamenti strutturali che stanno interessando il tessuto produttivo.

 

Sul territorio italiano sono molte le aree di eccellenza distrettuale. Ordinando le aree oggetto dell’analisi per performance di crescita e reddituale, è possibile ricavare una classifica dei 20 distretti che hanno offerto le migliori prestazioni. Prevalgono il Nord-Est e il Nord-Ovest, rispettivamente con 10 e 6 distretti industriali. Il Centro e il Mezzogiorno sono presenti con due distretti ciascuno. Tutte le principali filiere produttive sono rappresentate, anche se emerge una prevalenza dei distretti dell’Agro-alimentare e soprattutto della Metalmeccanica.

 

Il rapporto conferma il ruolo delle filiere di prossimità come fattore competitivo nei distretti: i fornitori sono molto più vicini ai committenti di quanto avviene altrove, con valori minimi di 56 chilometri nei distretti orafi. Questi risultati sono stati ottenuti costruendo un originale database contenente 7 milioni di transazioni tra le imprese distrettuali e i loro fornitori. 


 

Il legame con il territorio appare comunque importante anche per i soggetti più grandi, che considerano il distretto un luogo che agevola i processi di innovazione e di internazionalizzazione.

 

L’innovazione è oggi realizzata anche tramite una interazione con le startup e le Pmi innovative. Benché queste siano concentrate soprattutto nei grandi centri urbani, si rileva una buona presenza anche nei territori distrettuali.

I vantaggi delle filiere integrate sul territorio si stanno affermando anche in altre specializzazioni meno tipiche del mondo distrettuale. Queste aree sono state rinnovate anche dalla crescente presenza di capitali esteri nelle compagini societarie: il 43% degli ingressi è stato effettuato dopo il 2001, contro il 30% circa nelle aree non distrettuali, con punte sopra il 63% nel caso degli investitori francesi e una quota elevata anche per quelli tedeschi

 

Gli organi societari delle imprese distrettuali sono formati soprattutto da persone nate nel territorio di localizzazione dell’impresa. Il 76% delle imprese è guidato da amministratori nati esclusivamente nella regione di operatività delle aziende. La varietà culturale è quindi meno accentuata che altrove, anche se tra le imprese più grandi c’è un’apertura maggiore della governance, sia con consiglieri provenienti da fuori regione o stranieri (rispettivamente il 55% e il 26% delle imprese).

 

Secondo il rapporto, le imprese distrettuali faticano a trovare operai specializzati e soprattutto addetti con competenze legate alle tecnologie 4.0. Il superamento di queste criticità passa anche attraverso una rivisitazione dei canali di assunzione nei distretti, poco orientati a canali formali che utilizzano le agenzie interinali, gli istituti tecnici e professionali, gli istituti tecnici superiori e l’università. 


 

 

L’intervista

Gregorio De Felice, chief economist Intesa Sanpaolo: “In Italia si è realizzato una sorta di capitalismo di filiera, nel senso che le piccole imprese, che in qualche modo interagiscono tra di loro, riescono ad ottenere grossi risultati soprattutto sul commercio internazionale. Nel distretto ci sono conoscenze, capacità di realizzazione e, anche se non con dimensioni gigantesche rispetto ai concorrenti americani o tedeschi, riusciamo a esportare su mercati sempre più lontani, facendo innovazione, con certificazione di qualità e certificazioni ambientale, oltre a un numero crescente di brevetti. Stiamo andando verso un’economia sempre più digitale. Anche l’industria tradizionale ora utilizza il digitale, quindi ci vogliono persone che facciano fruttare gli investimenti nella digitalizzazione. Troppi poco laureati o periti con esperienza da questo punto di vista. L’assurdo è che oggi molte imprese vanno ad assumere all’estero e non in Italia. Ci vuole una politica di formazione che sia collegata a quello che si fa nell’industria. Per quanto riguarda le nuove professioni è sufficiente controllare in rete: sono richiesti data scientists, esperti in ICT, molti posti rimangono vacanti per molto tempo. C’è una distonia tra la formazione e quello che serve o che può trovare maggiori sbocchi. Dobbiamo correre verso il futuro”.

 

 

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Coima Res   7.7800 280,134,460 0.001
Covivio   94.8000 7,891,241,302 0.022
Dea Capital   1.3160 403,501,524 0.049
Gabetti Holding   0.3030 17,904,548 0.004
Heidelberg Cement   68.2600 13,543,908,720 0.003
Igd   6.3100 696,257,408 0.150
Mutuionline   17.3000 692,000,000 0.016
Nova Re   4.0000 44,050,216 0.000
Restart   0.4480 14,327,305 0.006
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  1,190.8000 123,611 0.047
  1,225.0000 103,945 0.015
  1,018.8000 67,879 0.037
  255.0000 132,987,600 0.245
  50.0000 13,423,700 0.000
  466.5000 56,913,000 0.000
  84.8000 178,531,390 0.000
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  505.0000 15,579,250 0.007
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