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Delusione, rabbia o umiliazione?

di Architetto Michela Marchi 21 Aprile 2019

Sono questi i sentimenti che ho provato nel leggere la sentenza della Corte Costituzionale, che ha rigettato l’eccezione di illegittimità costituzionale dell’art. 161 co. 3 d.a. c.p.c., sollevata dal tribunale di Vicenza.

 

Per chi non lo sapesse, si tratta della norma, introdotta dal legislatore del 2015, che prevede che i compensi degli esperti stimatori nelle esecuzioni immobiliari siano agganciati al valore di vendita all’asta e non al valore stimato dal perito.

 

Delusione!

 

Perchè è una sentenza ingiusta, profondamente ingiusta. Chi l’ha scritta probabilmente conosce poco le dinamiche di un’esecuzione immobiliare e ancor meno l’estimo.

 

Se avesse anche solo una minima infarinatura di queste discipline, saprebbe che l’art. 568 c.p.c. ci chiede di determinare il valore di mercato dell’immobile pignorato; ma allora, perchè liquidarci in base al valore di aggiudicaziojne all’asta?

 

E poi, mentre per la determinazione dell’O.M.V. (Open Market Value = Valore di Mercato) disponiamo ormai da anni di adeguate metodologie, linee guida e corsi di formazione, al contrario rimane ancora avvolto nel mistero come determinare il valore di liquidazione, F.J.V. (Forced Judicial Value = Valore di vendita forzata) Sappiamo che le condizioni di vendita all’asta non soddisfano la definizione di valore di mercato, sappiamo che il valore di vendita all’asta dipende da una molteplicità di variabili, quali speculazioni, diligenza del custode, capacità del giudice, solerzia dei delegati, adeguata pubblicità, tutti fattori tra l’altro al di fuori della sfera di governabilità dell’esperto, ma la maniera per ridurre tutto questo a formula matematica ancora non è stata inventata.

 

Perciò, cari colleghi, d’ora in poi, quando riceveremo un incarico, anzichè partire con la nostra valigetta, metro, compasso e quant’altro, armiamoci di sfera di cristallo, carte e tarocchi!

 

Credo che con un tale armamentario vi sia la stessa probabilità di indovinare il valore di vendita all’asta, di quella che si avrebbe con i tardizionali strumenti del mestiere.

 

Rabbia!

 

Sì rabbia, e molta anche. Spero non sia sfuggito il passaggio dove il giudice estensore scrive: “Si deve rilevare che al nuovo criterio di determinazione del compenso è innegabilmente sottesa una finalità di contenimento dei costi delle stime, che costituiscono una parte non trascurabile dei costi complessivi delle procedure esecutive. Il legislatore si prefigge di porre rimedio a talune prassi distorte, che inducono ad attribuire valori di stima spropositati, al solo scopo di conseguire compensi più cospicui. La finalità di reprimere un fenomeno patologico non esaurisce gli obiettivi dell’intervento riformatore”.

Personalmente credo di aver sempre lavorato con scrupolo e abnegazione, credendo nell’importanza che un diligente adempimento dei miei compiti avrebbe avuto nel perseguimento della guistizia.

 

Ora mi sento dire che la mia categoria, e quindi io, i miei colleghi, quelli con cui ho lavorato per anni gomito a gomito, scambiandoci consigli, opinioni, raccogliendo sfoghi, ecc., siamo dei furbacchioni, che, violando il giuramento di bene e fedelmente adempiere, che prestiamo quando assumiamo l’incarico, alteriamo le stime, alzandole, per percepire compensi più elevati.

 

Non so lei Sig. Giudice Estensore, ma io non mi vendo per 2-300,00 euro.

 

Perchè normalmente è di questo che stiamo parlando, ad es. Stimando 300 mila euro un immobile che ne vale 200 mila. Ma sa che c’è? Magari fossimo così fortunati da dover stimare immobili di tale valore!

 

Forse dovrebbe sapere, Sig. Giudice Estensore, che, nella maggior parte dei casi, ciò che siamo chiamati a stimare sono modesti appartamenti di ben più scarso valore, quando non addirittura immobili di edilizia popolare. Bel guadagno vendere la propria etica professionale per poche decine di euro!

 

Ha davvero così scarsa considerazione di noi professionisti?

 

In definitiva, oltre che indovini, dovremo anche indossare i panni dei penitenti, saio e cilicio, per espiare le colpe dei soldi che in questi anni abbiamo trafugato alle procedure.

 

Non sarà che, invece, per anni i prezzi delle case sono stati gonfiati?

 

Non sarà che, per anni, sono stati rilasciati mutui anche a chi non aveva alcun merito?

 

Non sarà che, fino all'emanazione delle linee guida del C.S.M., molti tribunali non sapevano neanche cosa fossero le prassi virtuose?

No, ovvio, se le esecuzioni non vanno per il verso giusto è colpa dell'esperto, che stima alto per prendere più soldi, e così non si vende. Ma per favore!

 

Infine umiliazione!

 

L’umiliazione di veder così poco considerato il mio lavoro, l’impegno, i corsi di formazione (tra l’altro pagati non poco).

 

Si legge, sempre nella motivazione della sentenza: “Nella valutazione dell’opera dell’esperto, il giudice ricorrerà ai parametri del decreto del Ministro della giustizia 30 maggio 2002 (Adeguamento dei compensi spettanti ai periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori per le operazioni eseguite su disposizione dell’autorità giudiziaria in materia civile e penale), che consentono di ponderare i variegati compiti attribuiti all’esperto.

 

Tali compiti, difatti, non si esauriscono nella mera stima dell’immobile, considerata dall’art. 13 del decreto ministeriale 30 maggio 2002 con riguardo alla eterogenea peculiarità dei singoli cespiti, ma comprendono anche le verifiche urbanistico-edilizie (art. 11), la verifica di rispondenza tecnica alle norme e gli accertamenti in materia di rilievi topografici e planimetrici (art. 12), la verifica della congruità del canone di locazione (art. 16). Il giudice potrà applicare il criterio residuale delle vacazioni (art. 4 della legge 8 luglio 1980, n. 319)”.

 

Per favore, qualcuno dica al Sig. Giudice Estensore che il d.m. 182/2002, che avrebbe dovuto essere aggiornato ogni tre anni, non lo è mai stato, per cui io vengo pagata come venivo pagata nel 2002 e questi 17 anni di inflazione e perdita del potere d’acquisto è come se non ci fossero mai stati.

 

Peccato poi anche che molte delle norme citate non siano applicate dalla maggior parte dei tribunali italiani, che hanno come unico faro l’art. 29 d.p.r. 115/2002, il principio di omnicomprensività del compenso.

 

Peccato infine che, dopo aver lavorato ed essere stata mortificata nel compenso, le mie peripezie per entrare materialmente in possesso delle somme che mi spettano non siano ancora terminate, perchè il creditore onerato del pagamento, di solito una banca, si fa poi sollecitare (leggi pregare) più e più volte per darmi niente più e niente meno che ciò che mi spetta.

 

Mi fermo qui.

 

Al di là dello sfogo, quello che chiedo è solo di vedere rispettato il mio lavoro e la mia professionalità, e ciò passa anche per una giusta liquidazione.

Certo, non smetterò di compiere il mio di dovere e di svolgere con la massima scrupolosità gli incarichi che mi verranno dati, perchè sono una professionista, perchè presto un giuramento, perchè voglio dare il mio contributo al buon funzionamento delle cose, perchè...perchè sono fatta così.

 

Ma vorrei che quest’impegno fosse compreso dalle persone per cui lavoriamo e, ogni tanto, riconosciuto anche economicamente.

 

Un Caro saluto e un Grazie a tutti gli amici di E-Valuations che comunque ci hanno provato a sostenere la causa!

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