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Autunno nero in arrivo, il fisco penalizza turismo e consumi durevoli

L'Istat comunica un calo della fiducia dei consumatori italiani, le associazioni accusano: troppe tasse

di F.L. 27 Agosto 2014
L’Istat pubblica il dato sul calo della fiducia dei consumatori, ed è subito allarme tra gli operatori del commercio e del turismo, che unanimi puntano il dito sull’eccessivo carico fiscale che strozza gli acquisti.

Secondo l’Istituto nazionale di statistica da luglio ad agosto si sono persi infatti ben tre punti nell’indicatore del clima di fiducia nelle possibilità di potersi permettere nuovi acquisti: dai 104,4 di luglio ai 101,9 dell’ultima rilevazione. Un peggioramento che non perdona nessun settore, e che non fa che proseguire un trend negativo che va avanti da qualche mese.

E’ la componente economica quella che spaventa di più i consumatori italiani. Ad agosto il portafoglio risulta più nero in prospettiva, con un indice di fiducia che scende a 107,6 punti dai 114,2 del mese scorso.

Non sono benevoli, gli italiani, nemmeno su ciò che si aspettano dall’economia del Paese. Il punteggio in questo senso è passato da un saldo positivo a 6 punti ad uno negativo a -7, mentre le attese per il futuro restano fosche con un punteggio che va da -79 a -91.

Attesi in generale aumenti della disoccupazione e difficoltà nel risparmio, mentre è in netto peggioramento la valutazione sull’opportunità di acquistare beni durevoli (come auto o abitazioni): -90 per il punteggio, in calo rispetto al -79 dello scorso mese. Di pari passo ci si attende un miglioramento del livello dei prezzi.

Alla luce di questi dati, che lasciano intendere come non ci sia da attendere un’impennata di consumi nei prossimi mesi, hanno subito reagito associazioni e enti di ricerca.

"Il problema  - sostiene Sergio De Nardis, capo economista di Nomisma - è che sulle decisioni di spesa, in particolare in beni durevoli, influiscono molto le valutazioni complessive sull'economia. Se queste sono  negative, sono i risparmi e non i consumi ad aumentare: una tendenza che sembra confermata dal crollo dell'opportunità di acquisto di beni durevoli segnalata nella stessa indagine presso i consumatori (oltre 10 punti in meno rispetto a luglio, 20 in meno rispetto a maggio)".

“L'ondata di fiducia registrata nei primi sei mesi dell'anno sembra già svanita”, commenta amara Confesercenti, che punta il dito sul clima di incertezza creato sia da un’estate che ha lasciato poco spazio ai consumi stagionali, e turistici in primis, sia da un sistema di tassazione locale che ha penalizzato i consumi andando a sottrarre potere d’acquisto alle famiglie.

Secondo la Cgia di Mestre, a questo proposito, dal 1997 c`è stato un boom delle tasse locali (+190,9%), mentre quelle centrali sono aumentate del 42,4%. Nel 2014 gli italiani verseranno 698,6 miliardi tra tasse e contributi.

“L'Italia non vive solo di export – ammonisce Confesercenti. – E’ piuttosto al mercato interno che fanno riferimento la maggior parte delle imprese italiane, e una nuova contrazione dei consumi accelererebbe l'emorragia di attività in atto, con le ovvie conseguenze economiche e occupazionali. Serve un piano di intervento che, attraverso le risorse reperite con la spending review, alleggerisca sensibilmente il fisco che grava su famiglie e imprese”.

Anche Federconsumatori e Adusbef  puntano il dito sul calo di potere d’acquisto degli italiani, sceso di oltre il 13,4% rispetto al 2008, con consumi calati dell’8,1% nel solo biennio 2012-2013.

“ Una crisi della domanda di mercato che - osserva l'Associazione - continua a ripercuotersi pesantemente sull'intero sistema economico, trascinando al ribasso produzione ed occupazione. E’ necessario che il governo si decida a dare delle risposte concrete ai cittadini, in termini di rilancio del potere di acquisto e di ripresa dell'occupazione”.

Di autunno nero in arrivo parla anche il Codacons, che evidenzia come le famiglie si limiteranno, con questi chiari di luna, all’acquisto dell’indispensabile, rimandando le spese per beni durevoli nonché per beni voluttuari come le vacanze.
“A far scendere la fiducia dei consumatori ha contribuito il flop dell'estate con il maltempo che ha condizionando le vacanze degli italiani – nota infatti Coldiretti alla luce dei dati pubblicati pochi giorni fa sulla stagione low cost degli italiani - e ha avuto un impatto devastante dal punto di vista economico e occupazionale per il turismo e l'agricoltura che contano perdite superiori al miliardo. Un andamento che si è tradotto negativamente sulle imprese impegnate nel settore turistico e su tutti quei profili professionali utilizzati dalle strutture vacanziere come cuochi, camerieri, addetti all'accoglienza, all'informazione, ai servizi e all'assistenza alla clientela”.

Strutture che oltretutto, vessate dal fisco, non riescono spesso ad offrire prezzi competitivi, andando a danneggiare ulteriormente il settore. E’ duro in questo senso il commento del governatore del Veneto Luca Zaia, che proclama come la propria regione -  con i suoi 400 mila posti letto, il suo fatturato da 17 miliardi di euro l’anno e il suo mezzo milione di addetti, che forniscono servizi turistici per circa 63 milioni di turisti all’anno di cui oltre metà stranieri – incarni una ricchezza imprenditoriale rilevante e non de localizzabile.

Contro la quale, però, sostiene Zaia, si accanisce una “fiscalità ossessiva: i nostri alberghi faticano a offrire prezzi concorrenziali con il resto d'Europa perché il fisco qui è vorace: sia sui redditi, sia con l'IVA, sia con i canoni Rai, sia con contributi addizionali vari. A questo prelievo si aggiungono le nuove imposte comunali decise dallo Stato per “compensare” a spese dei cittadini i minori trasferimenti necessari agli enti locali”.

Si calcola ad esempio che gli alberghi padovani debbano pagare fino a 770 euro a stanza tra Imu e Tasi, senza considerare il prelievo fiscale di oltre il 50% e l’Iva.

Senza considerare il salasso della tassa di soggiorno, che dal primo settembre aumenterà anche a Roma.  “Sarà un duro colpo per il settore del turismo – commenta il Codacons - e danneggerà la città di Roma a favore di altre capitali europee. Oramai nella capitale aumenta qualsiasi cosa, dai parcheggi ai balzelli vari. I visitatori saranno così indotti a dirottare le proprie scelte su altre destinazioni, e a farne le spese staranno strutture ricettive della capitale e attività turistiche in generale. Con questa decisione, associata agli ultimi aumenti delle tariffe decisi all'amministrazione comunale e ai prezzi spesso stellari praticati da locali e ristoranti del centro storico, Roma si piazza ai vertici della classifica delle città più costose d'Europa sul fronte del turismo”.

Nessuna meraviglia se queste spese poi vadano a ripercuotersi sulle capacità di consumo dei turisti, che per forza di cose scelgono mete low cost, se non optano addirittura di restare a casa.
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