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Abi: Sabatini perde la testa sulle sofferenze

di M.C. 8 Marzo 2016

"I crediti deteriorati sono un forte mal di testa, non un tumore al cervello". Così nel corso di un'audizione presso la Commissione Finanze del Senato il DG dell'Abi, Giovanni Sabatini, ha definito lo stock di sofferenze del sistema bancario italiano.

 

"Oggi – ha ricordato Sabatini – i crediti in sofferenza rilevanti, cioè non ancora rettificati, sono pari a 89 miliardi di euro, il 4,6% degli impieghi. Le banche hanno in questi anni sopportato i costi inflitti dalla crisi in termini di aumento dei casi di insolvenza che si sono tradotti in un forte aumento dei crediti deteriorati. Di questi, una quota superiore al 50% è già stata spesata a conto economico tempo per tempo attraverso le rettifiche".

 

Per il DG dell’Abi, sono necessari nuovi interventi a supporto del decollo del mercato dei crediti deteriorati. “Numerosi studi empirici evidenziano come la riduzione dei tempi di recupero dei crediti possa avere importanti effetti positivi sulla valutazione dei portafogli deteriorati e dunque contribuire a ridurre la distanza tra valori di bilancio e quotazioni offerte dal mercato". Secondo alcune stime dell'Associazione dei bancari, "per ogni anno di riduzione dei tempi di recupero delle garanzie lo scarto tra prezzo di offerta e prezzo di domanda si ridurrebbe di circa il 10%", ha aggiunto Sabatini sottolineando come "va dato atto al legislatore di avere particolare attenzione per tale tematica, ma occorre continuare in questa azione perché' gli strumenti di soddisfacimento per i creditori appaiono, tanto in tema di esecuzioni individuali ed escussione delle garanzie, quanto in tema di procedure concorsuali, passibili di ulteriori interventi normativi".

 

Intanto, nonostante le rassicurazioni, i crediti deteriorati in pancia alle banche italiane restano un problema per tutto il sistema. Senza contare che ancora gli operatori stessi, e non il cittadino medio del Belpaese, non hanno ancora afferrato l’utilità della bad bank pubblica. Ad esempio, per Luca Dondi Dall’Orologio, managing director di Nomisma, “il problema dei cosiddetti Npl non è stato risolto dalla bad bank pubblica e continuerà a pesare inevitabilmente”. E altri due esempi vengono dall’Fmi e da Fitch. Per David Lipton, numero due del Fondo monetario internazionale, la debole ripresa mondiale si sta verificando in un contesto caratterizzato da strascichi ancora irrisolti dell'ultima crisi finanziaria e dall'emergere di nuovi rischi. E tra gli esempi dell'eredità del 2008 Lipton cita gli alti livelli dei crediti deteriorati. Quanto ai nuovi rischi, Lipton ha notato che "il rallentamento economico globale sta pesando sui bilanci delle banche e le condizioni di finanziamento si sono notevolmente ristrette".

 

L’agenzia di rating americana è invece entrata proprio nel merito dell'impatto della nuova legislazione sugli Npl varata dal governo italiano, sostenendo che "è poco probabile che il sistema di garanzie sui non performing loans riesca a fare la differenza per i bilanci delle banche fino a quando i tempi di recupero non saranno ridotti". In particolare, gli analisti dell'agenzia di rating hanno osservato che i tempi di recupero medi sono di 7 anni in Italia, con punte di 12-13 anni in qualche regione del Sud, un dato che è fra i più alti in Europa. In questo contesto è quindi difficile che il mercato dei non performing loans possa avere un'accelerazione. Inoltre il meccanismo messo a punto dal governo italiano "appare complicato e costoso e i tempi di implementazione sembrano lunghi". Senza contare che alcune delle banche a cui Fitch assegna il rating sostengono che lo schema appare troppo oneroso e questo probabilmente riduce l'interesse a parteciparvi. Un ulteriore aspetto critico è il fatto che la garanzia del governo possa essere richiesta solo per le tranche senior di credito che performano meglio e questo non agevola la ricerca di investitori per mezzanini e crediti junior non garantiti. La conclusione di Fitch è che "l'obiettivo di 70 miliardi di cessioni del governo" su un monte totale di 200 miliardi di crediti deteriorati nei bilanci delle banche italiane è "ambizioso".

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