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Tecnoborsa: gli italiani sottostimano il rischio sismico

di J.B. 7 Dicembre 2017

La percezione del rischio strutturale degli immobili è fortemente sottostimata nel nostro Paese, nonostante l’obsolescenza dello stock abitativo, dal momento che circa l’80% di quanto edificato è antecedente agli anni Ottanta.

 

Risulta fondamentale la costruzione di una nuova cultura dell’abitare, per capire l’importanza di conoscere la condizione strutturale dell’edificio in cui si vive, avvalendosi dell’intervento di un professionista in grado di fornire una certificazione di idoneità che consenta eventuali interventi mirati.

 

Secondo dati Tecnoborsa in oltre la metà degli intervistati dal Centro Studi sull’Economia Immobiliare gli interventi di consolidamento del proprio immobile hanno riguardato l’intero immobile.

 

Palermo, Genova e Milano sono sopra la media, mentre Torino è decisamente al di sotto. La quota per le sole pareti interne e perimetrali è di circa un terzo degli intervistati (32,6%), con due picchi a Torino e Genova. Sono intervenuti sui solai il 12,4% delle famiglie, con Torino fortemente sopra la media e Roma e Genova agli ultimi posti. Infine, la media per i lavori alle fondamenta è del 10,8% con Roma e Napoli in testa e Genova all’ultimo posto.

 

A coloro che non hanno ancora effettuato interventi è stato chiesto se c’è un’intenzione futura e il 6,1% ha risposto affermativamente con un picco a Napoli. Per quanto riguarda le parti interessate da eventuali futuri lavori il 50,7% pensa di consolidare l’intero edificio, il 35,9% le pareti interne e perimetrali, il 13,5% le fondamenta e il 6% i solai; nel primo caso spicca Napoli con un 82,6% previsionale;

 

 

Valter Giammaria, presidente di Tecnoborsa: “Il 55%, cioè oltre la metà delle famiglie italiane residenti nelle sei maggiori città, non ha fatto e non prevede di far fare alcuna verifica sul proprio immobile e tutte le città sono allineate intorno a questo valore medio, fatta eccezione per Palermo che purtroppo lo supera di 9 punti percentuali. Tuttavia, il 29,3%, circa un terzo degli intervistati, dichiara di aver già preso provvedimenti in tal senso, con Roma e Napoli leggermente sopra la media, mentre il 15,7% pensa mediamente di intervenire nel prossimo futuro, con Milano Torino e Genova leggermente sopra la media. A seguire, effettivamente nel 23,3% dei casi sono stati fatti interventi per rendere più sicuro l’immobile in cui si vive, con Napoli e Milano decisamente al di sopra di tale media e con Roma come fanalino di coda. Il 20,1% di chi possiede una seconda casa ha affermato di aver richiesto a un professionista una certificazione per conoscere la condizione strutturale del proprio edificio e il 15,8% prevede di farlo fare  nel prossimo futuro. C’è da sottolineare che il 18,1% delle famiglie ha effettivamente fatto eseguire interventi per rendere sicura la propria seconda casa”.

 

Il 51,6% ha voluto consolidare l’intero immobile, il 19,4% è intervenuto sulle pareti interne e perimetrali, il 17,2% sui solai e il 14% sulle fondamenta. A livello previsionale solo l’1% di chi non ha già fatto interventi prevede di farne in futuro.

 

La ricerca ha evidenziato che: il 40% delle famiglie intervistate sono favorevoli all’istituzione di un’assicurazione obbligatoria sui rischi derivanti da calamità naturali e Torino e Palermo sono risultate più orientate in tal senso, mentre Genova presenta l’indice di gradimento più basso.

 

In proposito, è importante sottolineare che, nel caso di chi possiede una prima casa, il 27,4% delle famiglie intervistate si è già tutelato con un’assicurazione contro eventuali danni causati da calamità naturali mentre, per quanto riguarda i proprietari di una seconda casa, c’è un ulteriore 18,5% che si è protetto a sua volta.

 

L’indagine Tecnoborsa è andata a sondare presso le famiglie italiane che vivono nelle sei maggiori città il livello di conoscenza del Sisma Bonus su edifici di civile abitazione (prima o seconda casa), sulle parti condominiali e sugli edifici adibiti ad attività produttive per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2021. Tale bonus permette una detrazione di imposta del 50%, fruibile in cinque rate annuali di pari importo, per le spese sostenute per l’adozione di misure antisismiche su edifici ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1, 2 e 3), per un importo complessivo pari a 96.000 euro per unità immobiliare per ciascun anno. Ebbene, in media il 18% ha risposto affermativamente, con Roma, Napoli e Palermo sopra tale valore e Genova ancora una volta all’ultimo posto.

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