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Scozia indipendente? Clausole di recesso nei contratti immobiliari

In attesa del referendum del 18 settembre real estate in stand by

di Floriana Liuni 9 Settembre 2014
Il partito di Braveheart e di Sean Connery questa volta potrebbe davvero spuntarla.

Lo Scottish National Party è dato come favorito nei sondaggi, ed è quindi probabile che per la prima volta dall’inizio della sua storia, ovvero dal 1934, la secessione scozzese potrebbe diventare una eventualità da considerare più seriamente che con un sorriso di degnazione.

Che il 18 settembre possa vincere il partito del “sì” è qualcosa che la politica britannica sta iniziando a temere davvero, e in questi giorni i dirigenti si stanno prodigando in messaggi di fratellanza (“vogliamo che restiate, il Regno Unito è migliore se restiamo insieme”, ha detto David Cameron, che domani sarà in Scozia per cercare di scongiurare il pericolo prima del question time a Westminster), sotto lo sguardo neutrale della Regina Elisabetta, che con britannico aplomb attende impassibile lo svolgersi degli eventi. Tanto più che il leader del partito nazionalista scozzese la vorrebbe comunque come sovrana, purché alla terra di Scozia sia garantita l’indipendenza.

Chi ci guadagnerebbe da questa secessione? Verrebbe da dire, la Scozia meno di tutti. Perché l’orgogliosa terra non è certo la regione più ricca dell’attuale Regno Unito. Secondo Credit Suisse, per fronteggiare il deficit del nuovo Stato si dovrebbe ricorrere fin da subito a prelievi dai conti correnti e a tagli dei salari.

In particolare anche il mercato immobiliare potrebbe vivere momenti di sconcerto e incertezza sul futuro, cosa che probabilmente non gioverebbe ad una terra famosa più per i suoi magnifici castelli che non per l’effervescenza dei suoi palazzi cittadini.

Al momento, il mercato scozzese naviga in un limbo in cui si ignora se domani Edimburgo sarà capitale, o se sarà la solita vecchia nobile cittadina di sempre: il che lega le mani dei potenziali acquirenti, in attesa di sapere quanto varranno gli immobili della zona. Il mercato immobiliare d’inizio autunno si sta di conseguenza rivelando piuttosto statico e attendista, sia per quanto riguarda le abitazioni di lusso, sia quelle di fascia più bassa.

C’è infatti il caso che Edimburgo, se passasse la secessione, venga abbandonata dai filo britannici, oppositori dell’indipendenza, e che la nuova capitale si svuoti così di valida forza lavoro, perdendo a sua volta valore.

Ma potrebbe accadere anche, al contrario, che un maggior numero di scozzesi sparsi per il mondo voglia tornare nella propria patria una volta indipendente, alimentando così un nuovo boom nelle richieste immobiliari.

Due casi che avrebbero effetti diametralmente opposti sull’andamento dei prezzi.

Intanto, a scanso di equivoci, sta capitando un fatto curioso, e cioè che gli agenti immobiliari si stanno trovando costretti ad inserire nei contratti delle apposite clausole che assicurano il diritto di recesso all’acquisto della casa oggetto della transazione, o almeno a rinegoziare i prezzi, a seconda che il “sì” alla secessione passi o meno.

Secondo il RICS (vedi report allegato), in caso vincesse il sì ci sarebbe un periodo di transizione di almeno 18 mesi durante il quale permarrebbe la situazione di incertezza. In ogni caso il settore dei terreni agricoli sarebbe il meno colpito.

In generale, comunque, gli agenti immobiliari britannici hanno messo in stand by le transazioni in atto, e anche gli investitori trattengono il respiro: il 18 settembre è ormai vicino.

Scarica l'allegato.
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Aedes   0.3683 117,783,515 0.053
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Hi Real   0.0000 0 0.000
Igd   0.7290 592,710,265 1.891
Italcementi   0.0000 0 0.000
Mutuionline   8.9950 355,409,271 0.079
Prelios   0.0931 107,353,499 0.160
Risanamento   0.0329 59,247,775 0.215
VAR, %QUOT. €CAPITALIZ. €SCAMBI €
  1,300.0000 135,038 0.008
  970.0000 82,307,410 0.036
  751.0000 50,075,929 0.028
  232.0000 120,992,640 0.013
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  0.0000 0 0.000
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  89.0000 57,546,510 0.002
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