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Nuove idee: cedere le sofferenze ai sofferenti

di Raffaele Lungarella e Francesco Vella 17 Maggio 2017
All’Ecofin di Malta è stata avanzata la proposta di cedere le sofferenze bancarie agli stessi creditori. In attesa di conoscerne i dettagli tecnici, può essere una soluzione utile, anche dal punto di vista sociale. Soprattutto se si tratta di mutui.
 
Una negoziazione tra le parti
La Banca d’Italia ha calcolato che il tasso medio di recupero delle sofferenze realizzato tramite operatori di mercato è stato del 23 per cento, contro una percentuale del 47 per cento per quelle smaltite, con le ordinarie procedure esecutive, dalle stesse banche che le possiedono. In sostanza, recuperare direttamente il maggior volume dei crediti deteriorati significa liberarsene a un costo minore.
 
Per aumentare il tasso di recupero delle sofferenze, nella riunione dell’Eurogruppo/Ecofin che si è tenuto a Malta in aprile, è stata discussa una nuova ipotesi di lavoro che, se attuata, potrebbe rivelarsi utile sia per le banche sia per i debitori.
 
L’idea è di cedere le sofferenze agli stessi debitori morosi a prezzi di poco superiori rispetto a quelli che gli istituti di credito potrebbero ottenere vendendoli a operatori specializzati nel recupero dei crediti. In sostanza, fare un esempio, i proprietari delle case che hanno smesso di pagare le rate dei mutui acquistano dalle banche i loro stessi debiti.
 
La soluzione (peraltro semplicemente annunciata, ma non specificata nei suoi dettagli tecnici, necessari per capirne la reale portata) potrebbe essere efficace soprattutto per risolvere il problema dei crediti deteriorati di importo ridotto. Potrebbe essere applicata, in particolare, per liberare i bilanci delle banche dalle sofferenze dovute alla morosità nei mutui degli acquirenti di case per abitazioni e quelle relative alle piccole e medie attività economiche.
 
In entrambi i casi, non dovrebbe sfuggire l’importante impatto sociale di eventuali operazioni di rinegoziazione, sia per le imprese di minori dimensioni, sia soprattutto per le famiglie, che potrebbero così salvare la casa, evitando il pignoramento e lo sfratto. Per dare un’idea è, forse, opportuno ricordare che, a dicembre 2016, su poco più di 1,3 milioni di affidamenti in sofferenza, per quasi un milione di essi l’importo unitario del credito non superava 75mila euro, per un valore complessivo di circa 13 miliardi di euro; entro i 250mila di importo unitario diventano 1,2 milioni (per 40 miliardi di valore lordo complessivo). Il valore delle sofferenze sui crediti concessi alle famiglie per l’acquisto di una casa era intorno a 17 miliardi di euro.
 
 
Uno scambio equo
La rinegoziazione volontaria, per determinare le condizioni della vendita da parte della banca all’acquirente dei crediti in sofferenza, è più facile da attuare per quelli generati dalla morosità sui mutui immobiliari. Avevamo già avanzato un’ipotesi di lavoro per evitare che un numero rilevante di famiglia possa perdere la casa per un debito modesto, sia in valore assoluto sia in rapporto al valore dell’immobile. Quell’ipotesi prevedeva però la partecipazione all’iniziativa di soggetti che orbitano nell’area pubblica.
 
La negoziazione diretta, prospettata a Malta, sembrerebbe invece escludere la presenza di eventuali garanzie nel caso in cui il debitore dopo l’esito positivo della negoziazione diventasse nuovamente moroso.
 
Di fronte a un simile rischio, se il vantaggio fosse solo quello di ridurre l’importo del credito in sofferenza, difficilmente la banca sarebbe disponibile ad avviare un’operazione di rinegoziazione, che comunque avrebbe dei costi, quanto meno quelli di istruttoria. L’istituto di credito potrebbe perciò essere incentivato a rinegoziare non tutte le sofferenze, ma solo quelle “migliori”, per le quali ritiene, a sua discrezione, che la ristrutturazione del debito permetterà al debitore di arrivare alla fine del nuovo piano di ammortamento.
 
Tuttavia, le banche potrebbero avere anche un altro vantaggio. Con il decreto legislativo 72/2016 è stata introdotta nel nostro ordinamento una norma che consente agli istituti di credito la vendita diretta dell’immobile nel caso di morosità nel pagamento delle rate del mutuo da parte del debitore, con il non trascurabile vantaggio di saltare la lunga e costosa procedura dell’asta giudiziaria. La norma però può essere fatta valere solo se è espressamente inserita come clausola nel contratto di mutuo. Per le banche potrebbe perciò essere conveniente prevedere l’inserimento della clausola come una delle condizioni della rinegoziazione. Anche il debitore che sottoscrive il piano di ristrutturazione propostogli dalla banca nella convinzione di poter far fronte ai suoi nuovi impegni potrebbe in realtà trovarla ragionevole.
 
Da non sottovalutare, poi, il fatto che l’esito positivo della rinegoziazione può riversare i suoi effetti, sotto il profilo squisitamente sociale, nei confronti di un settore pubblico interessato comunque a non veder crescere il numero di famiglie senza casa.
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