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Di casa e mutui il Job act non ha capito niente

Una riforma del lavoro che ignora le dinamiche dell'immobiliare

di Cristina Giua 3 Ottobre 2014

Il totem dell'articolo Articolo 18 sui licenziamenti, gli ammortizzatori sociali per chi perde il posto, il Tfr, i contratti di prova pro-precari.


Che una riforma del mondo del lavoro sia una priorità per il nostro Paese non ci sono dubbi.

Ma una riforma così impostata parla anzitutto a una fetta molto ridotta di lavoratori, lasciando fuori quelli a zero tutela (che stanno diventando una maggioranza, più o meno silenziosa).

Sempre meglio che niente, sempre meglio che restare al palo, si dirà.

Ma resta (quasi) intonso, ad esempio, il tema fisco e su quanto costi ad un azienda assumere e tenere in regola i dipendenti.

Intonso anche il tema dei livelli di retribuzione in busta paga, con tutte le ricadute che questo comporta sui consumi e
 sul mercato immobiliare - di cui noi di Monitor ci occupiamo a 360°, ma qui il punto focale è per forza la casa, che sia in affitto che sia di proprietà.

E qui non ci siamo: la bozza del Job act è su un universo parallelo, dove si parla una lingua diversa.


Questione di livelli di retribuzione e di legalità, dicevamo.

Ma se la riforma del lavoro dovesse passare nella forma che sta pendendo ora, cambierà qualcosa, ad esempio, per una generazione di 20-30enni (che a questo punto stanno diventando 40enni) a 1.000 euro di stipendio al mese?

Vedi la classica giovane coppia che va in banca a chiedere il mutuo prima casa e che allo sportello – pur con un pizzico di propensione in più verso il finanziamento della casa da parte di alcuni istituti di credito - si sente chiedere garanzie e premesse tali da dover tirare in ballo genitori (pure i nonni, se ci sono) per i prossimi 30 anni.

Non a caso, ricordiamolo, la richiesta di mutui è da circa un anno in costante aumento sul mercato del credito, ma di erogato nuovo se ne vende poco: gli sportelli si concentrano soprattutto su surroghe o rinegoziazioni di finanziamenti già avviati.

Difficile che qualcosa cambi in questo senso con le nuove regole sull'occupazione.

Ma mettiamo pure che la giovane coppia riesca ad accaparrarsi un bilocale usato in classe energetica C (se va bene), quale benefici il sistema ne trarrà nel suo complesso?

Anche qui quasi nessuno: un parco immobili obsoleto verrà – per ovvie ragioni di prezzo - preferito al nuovo performante dal punto di vista energetico e dell'impatto ambientale, che resterà invenduto perché comunque troppo caro (
su un mercato abbordabile come non mai dal punto di vista dei prezzi, sia per l'usato che per il nuovo: è bene ricordarlo).

E così il disagio abitativo, invece che essere soddisfatto, porterà con sé anche un mancato miglioramento del tessuto urbano e abitativo, oltre che mandare ko costruttori e imprese edili già allo stremo delle forze.

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Dea Capital 0.30 1.3200 404,727,972 0.140
Gabetti Holding 1.15 0.4130 24,098,676 0.006
Hi Real 0.00 0.0000 0 0.000
Igd -0.18 1.1080 900,854,559 2.919
Italcementi 0.00 0.0000 0 0.000
Mutuionline 0.39 12.8000 508,644,736 0.326
Nova Re 1.21 0.2418 73,929,208 0.150
Prelios 0.17 0.1156 133,298,222 0.084
Risanamento -0.59 0.0336 60,508,366 0.041
VAR, %QUOT. €CAPITALIZ. €SCAMBI €
-0.74 1,338.0000 138,985 0.015
0.00 1,153.0000 97,836 0.034
0.18 819.0000 54,610,101 0.006
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