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Confcommercio lancia allarme su centri storici, Confedilizia fa sponda

di Enrico Casadei 14 Gennaio 2016

Confcommercio lancia l’allarme sulla desertificazione dei centri storici dove i negozi fissi starebbero sparendo per lasciare il posto al commercio ambulante e al turismo. Per l’associazione guidata da Carlo Sangalli sarebbe necessaria l’introduzione della cedolare secca sulle locazioni commerciali per calmierare il prezzo degli affitti. A fare da sponda arrivano le dichiarazioni di Confedilizia che plaude all’iniziativa. Adesso la palla spetta al Governo.

 

Tra il 2008 e il 2015 nelle medie città italiane i negozi in sede fissa sono diminuiti del 15% (contro il -6% del resto del Paese), ma c'è un vero e proprio boom del commercio ambulante, accoppiato a una crescita significativa del turistico-ricettivo, soprattutto nei centri storici. È quanto emerge da un'analisi dell'Ufficio Studi Confcommercio presentata oggi a Roma che si è posta l’obiettivo di verificare com'è cambiato negli ultimi sette anni il panorama commerciale nelle città italiane attraverso lo studio di ciò che è successo a undici categorie di negozi in 39 Comuni italiani di medie dimensioni, dove risiedono circa sette milioni di abitanti ed è attivo il 12% circa del commercio al dettaglio.

 

Se da una parte c'è la conferma del calo complessivo, anche se più marcato rispetto al resto d'Italia, del numero di imprese (-3,2% contro -0,1%), dall'altro si notano differenze marcate tra le varie categorie. Così, se il numero di distributori di carburante è sceso di quasi il 30%, nell'altro senso il commercio ambulante è cresciuto del 43,3% e bar, alberghi e ristoranti del 5%. Sono queste le evidenze che hanno portato Confcommercio a lanciare l’allarme.

 

Come ha sottolineato il responsabile dell'Ufficio Studi, Mariano Bella, ciò conferma che "più che quella turistica, l'Italia ha una vocazione produttiva in termini di ricettività e consumi fuori casa". La Confederazione ha poi approfondito la situazione nei centri storici scoprendo che è più marcata la diminuzione delle attività di commercio al dettaglio in sede fissa (-9,1% contro il -5,7% fuori dal centro), “prova provata – secondo Confcommercio – della desertificazione commerciale in atto visto che nei centri delle nostre città di media dimensione non possono forzatamente esistere, per mancanza di spazio, le grandi superfici. E qui, di nuovo, si scopre un impatto fortissimo, praticamente di supplenza, del commercio ambulante, cresciuto di addirittura il 73,2% nel cuore delle città contro il pur rilevante +37,7% delle zone esterne”. Allo stesso tempo, al centro c'è un aumento di alberghi, bar e ristoranti del 10% (il +3% fuori), ciò che potrebbe suggerire il rischio che le zone più centrali si trasformino sempre più in "museo".

 

L’indagine ha preso in considerazione anche il numero di abitanti per negozio: se a Trento sono quasi 150 e se la media nazionale è di 90, a Lecce il dato scende a 50. Per Bella, questo può significare per il Sud la prospettiva di una ulteriore diminuzione del numero di attività commerciali. Ma allo stesso tempo, per il Mezzogiorno, fa ben sperare il ripopolamento di alberghi, bar e ristoranti nei centri storici, a conferma di una vocazione sempre più accentuata per ricettività e consumi fuori casa.

 

"Siamo di fronte - ha osservato il presidente Carlo Sangalli commentando i dati - ad un vero e proprio rischio di desertificazione dei centri storici e quindi occorre migliorare i processi di pianificazione urbanistica e governance delle realtà cittadine. Ma soprattutto la nostra proposta è quella di introdurre la cedolare secca sulle locazioni commerciali per calmierare il prezzo degli affitti. Insomma - ha concluso Sangalli - bisogna mettere in condizione i centri storici di produrre ricchezza".

 

Della stessa posizione Confedilizia che sottolinea come l’allarme colga nel segno. "L'allarme di Confcommercio sulla desertificazione dei centri storici a causa della crisi del commercio – fa sapere infatti il presidente Giorgio Spaziani Testa - coglie nel segno, così come la ricetta proposta, che è quella di estendere agli immobili non abitativi la cedolare secca sugli affitti. Il fatto che gli operatori del commercio individuino nell'eccesso di tassazione sugli immobili locati la causa della crisi, è illuminante della gravità della situazione. Attendiamo dal Governo un segnale di risposta. La cedolare secca su negozi e uffici affittati sarebbe la mossa giusta per far sì che il 2016 sia, come evocato dal presidente Renzi, l'anno del rilancio dell'immobiliare”. Per avallare la propria posizione Confedilizia ha pubblicato anche un documento in cui porta un esempio concreto di imposizione fiscale a carico dei proprietari che danno in locazione un immobile non abitativo. Le imposte raggiungerebbero l'80% del canone. Forse è un caso estremo, però fa riflettere.

 

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