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Ance, la crisi dell'edilizia inizia a rallentare

di Cristina Giua 13 Luglio 2015

La scorsa settimana lo ha ricordato, senza troppi giri di parole, il premier Renzi quando - facendo il punto sullo stato generale di salute dell'economia italiana (in leggero miglioramento) - ha detto che sull'edilizia e sull'immobiliare c'è invece ancora molto da fare.

 

Ora la conferma arriva anche da parte dell'Ance (l'Associazione nazionale costruttori edili), che questa mattina a Roma ha presentato il consueto Osservatorio congiunturale sulle costruzioni.

 

Rispetto all'anno scorso, la situazione può essere sintetizzata così: ''Frena la crisi delle costruzioni - si legge nel dossier – ma la ripresa e l'occupazione non partono”.

 

Se va bene, quindi, un 2015 di transizione.

 

Pesantissimo resta intanto il bilancio di settore: dal 2008 sono stati persi 529mila posti di lavoro che salgono a 800mila considerando tutta la filiera e l'indotto dei cantieri.

 

Intanto, per quest'anno, l'associazione dei costruttori stima un nuovo calo degli investimenti dell'1,3% (meglio quindi dell'anno scorso, quando la stessa voce segnò un -5,1%, mentre rispetto al 2008 il gap sarebbe del -34,8%).

 

Ma per una svolta vera bisognerà aspettare il 2016.

E’ realistica la ripresa nel 2016? "Tornare a crescere è possibile - risponde Buzzetti, sentito da Monitorimmobiliare - ma bisogna spingere sull’acceleratore. 

 

Solo con un intervento pubblico si potrà a tornare a vedere il segno positivo per un settore che da otto anni vede nero.

 

Due sono le azioni da fare: investire in opere pubbliche, spendendo già 10 miliardi di euro nel 2016, che farebbero recuperare 2 punti di Pil all’economia e creerebbero 170 mila nuovi occupati. 

 

La seconda è un taglio netto alle tasse sulla casa, incentivando il risparmio energetico e l’affitto.

 

In questo modo il mercato immobiliare potrebbe tornare a crescere a due cifre".

 

L'Ance ha già segnalato al Governo 5.300 progetti immediatamente cantierabili, dall'edilizia scolastica da riqualificare, alle strade dissestate fino ai lavori di manuternzione del terirtorio, contro un rischio idrogeologico sempre a livelli altissimi in molte parti della Penisola.

 

Da parte sua il Governo ha annunciato “un piano da 20 miliardi in 18 mesi per le opere pubbliche'', osserva Buzzetti che vede già "nel Def il primo segno di svolta per gli investimenti pubblici dopo anni di riduzione”.

 

I costruttori stimano che il piano da 20 miliardi, insieme alla proroga degli incentivi per la ristrutturazione e riqualificazione energetica e la parziale detassazione sugli acquisti di nuove abitazioni ad alta efficienza energetica, porterebbe gli investimenti nelle costruzioni a crescere del 3,2% nel 2016 (+16,9% nelle opere pubbliche e +0,2% nelle abitazioni).

 

In assenza di intervento pubblico, invece, si andrebbe verso un nuovo calo degli investimenti dello 0,5%.

 

Nei primi 5 mesi del 2015, i bandi di gara per lavori pubblici registrano un aumento sia dal numero di pubblicazioni (+16,6%) che nell'importo (+22,9%).

 

Già nel 2014 era stato caratterizzato da un rimabalzo (+30,3% in numero e +18,6% in valore), dopo pesanti cali registrati negli anni precedenti (-29,5% nel 2012 e -8,7% nel 2013).

In questo quadro, quanto continua a essere importante l’estero per le imprese italiane? "L’estero in questi anni è stato una scelta a volte obbligata per moltissime imprese - risponde ancora Buzzetti - ma è stato soprattutto un’opportunità.

 

Le nostre aziende sono state capaci di essere presenti in oltre 80 paesi e di conquistare commesse anche nei mercati più competitivi, segno che la qualità e l’eccellenza delle imprese italiane è riconosciuta e affermata in tutto il mondo.

 

Questo processo continua e dovrà continuare perché ci misuriamo con un mercato sempre più globale, e quanto più riusciremo a essere forti all’interno dei confini nazionali, superando questa crisi che ha indebolito tutta l’economia italiana, tanto più il nostro Paese guadagnerà punti anche a livello internazionale".

 

SCARICA SCHEDA CON TUTTI I DATI DELL'OSSERVATORIO IN ALLEGATO

 

 

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